I militari italiani sono abituati ad obbedire tacendo. Non si ricordano gesti clamorosi nei confronti del potere politico, neppure davanti al recentissimo annuncio di un miliardo e mezzo di tagli. In Francia quando Macron decise misure simili il capo delle forze armate prima manifestò la sua opposizione, poi si dimise per protesta. Da noi il rispetto per l’autorità di governo è così profondo da avere spento persino le critiche. Ma almeno tra i gradi più alti il malumore è diffuso. Ed ha preso la voce di uno degli ufficiali più stimati, l’ex generale Marco Bertolini, l’uomo che ha riformato le nostre forze speciali e diretto tutte le missioni internazionali.

Il casus belli è il manifesto voluto dalla ministra Elisabetta Trenta per l’anniversario del 4 novembre, celebrazione di un secolo dalla vittoria nel primo conflitto mondiale. Ci sono soldati che aiutano gli anziani, accarezzano i bambini, soccorrono i dispersi e lo slogan: “le nostre forze, armate di orgoglio e umanità”. “Non è così che si onorano i nostri caduti. – ha scritto Bertolini sul sito degli ex paracadutisti – Che dopo le strisciate di sangue italiano lasciate in Somalia, Iraq, Afghanistan, Balcani, Libano in questi ultimi decenni, si arrivasse a immagini da “Festa della Mamma” di infimo ordine come queste per commemorare il primo centenario dell’unità nazionale e per ricordare i sacrifici dei nostri Soldati dell’inizio del secolo scorso è veramente scoraggiante”.

Bertolini, come molti altri ufficiali, vede in quello slogan il disegno pentastellato per la Difesa. Un movimento che è sempre stato genuinamente anti-militarista, teorizzando il modello di un Paese senza forze armate come il Costa Rica. “Il manifesto evidenzia in maniera lampante l’idea che una parte della nuova dirigenza politica ha delle forze armate. L’immagine si commenta da sola e non ha bisogno di parole inutili. Se ne può semplicemente dedurre che è ovvio che non ci si faccia scrupoli a disarmarle, sottofinanziarle e trattarle con toni irriverenti come è avvenuto in più di un’occasione ultimamente. Come se fossero un inutile e costoso orpello da snaturare e anemizzare, in attesa che muoiano da sole”.

La replica, diffusa alle agenzie da fonti del ministero, oltre a ribadire che “la locandina esprime tutta la solidarietà e l’umanità dei nostri uomini e delle nostre donne nelle forze armate”, anticipa però che “lo spot promozionale di quest’anno esalterà il ruolo del soldato in tutta la sua professionalità. Sarà uno spot che, per i 100 anni, renderà onore all’impresa eroica dei nostri nonni e, siamo certi, piacerà persino a Bertolini”. E qui però compare un piccolo giallo, come a sottolineare un contrasto tra i vertici di governo sull’immagine dei militari: “Dopo un primo stop della Presidenza del Consiglio, piuttosto inconsueto, abbiamo rivisto un paio di scene mantenendo l’identità del filmato, fortemente voluto dal ministro Trenta. Lo lanceremo la prossima settimana e sarà un bel momento di orgoglio per le nostre forze armate, che meritano il plauso del Paese”.

Premier contro ministra sulla celebrazione del 4 Novembre? E cosa c’era da censurare nel filmato? Si trattava forse di scene troppo realistiche su quello che realmente hanno fatto i nostri militari impegnati in azioni di combattimento, sempre su mandato del Parlamento, dalla Libia all’Afghanistan, dalla Somalia all’Iraq? In fondo sulla questione pure il movimento grillino sembra avere anime diverse, di lotta e di governo. Da una parte i tagli e la vocazione pacifista, dall’altra il sottosegretario Angelo Tofalo che prova in prima persona tutte le situazioni operative, dai lanci in paracadute alle tenute combat, dai voli con il jet alla visita alla fabbrica dell’F-35. E il vertice delle forze armate? Non c’è. E non si tratta di una battuta. Un mese fa il governo Conte ha formalizzato la fine del comando del generale Claudio Graziano, che dal prossimo 5 novembre passerà alla guida del comitato militare dell’Unione europea, ma non ha ancora trovato il tempo di nominare il successore. Non era mai successo prima nella storia repubblicana. Ed è difficile non interpretarlo come un altro segno di disattenzione per il settore.

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Mario Calabresi
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