I NOSTRI oceani sono soffocati dalla plastica, sempre più acidi, stretti nella morsa del cambiamento climatico, afflitti da problemi costanti come lo sbiancamento dei coralli o ritmi di pesca non più sostenibili. La soluzione per salvarli deve essere rapida e globale: per questo oggi a Bali governi, ong, imprese di riciclo, ambientalisti e oltre 275 marchi internazionali da Nestlè a Coca Cola, che spesso usano plastica per i loro prodotti, hanno deciso di sedersi a un tavolo per trovare insieme una risposta comune. 

IL SUMMIT

Durante la due giorni verranno affrontati tutti i temi principali sulle “malattie” dell’oceano, da quelli legati al global warming alla necessità di istituire più aree marine protette e soprattutto di interrompere l’enorme quantità di plastica di cui 8 milioni di tonnellate ogni anno finiscono negli oceani, uccidendo migliaia di specie e organismi marini. 

L’obiettivo è trovare una visione condivisa e un impegno comune da rispettare a breve e che sarà siglato anche dall’Onu. 

IMBALLAGGI: STOP AL MONOUSO

Uno dei dati più significativi dell’incontro è sicuramente la presenza di centinaia di aziende e produttori al tavolo del dialogo: i firmatari del Global Commitment New Plastics Economy, che raduna aziende considerate responsabili del 20% di tutti gli imballaggi in plastica, si sono infatti impegnati in prima linea a cercare soluzioni condivise.

 

A garantire che l’impegni presi diventeranno realtà (il tutto accompagnato dall’hashtag #LineInTheSand) saranno la Ellen MacArthur Foundation e l’UN Environment. 

GLI OBIETTIVI
L’idea alla base dell’accordo è quella che i rifiuti plastici prodotti non finiscano mai più in mare. Un obiettivo ambizioso che è stato definito solo attraverso il passaggio di alcuni punti cardine: eliminazione di imballaggi di plastica non necessari attraverso eco design e innovazione, riduzione dei prodotti monouso, impegno di realizzare imballaggi in plastica riutilizzabili e riciclabili al 100% e privi di sostanze chimiche o pericolose per la salute. 

 

Impegno simile, per obiettivi, alle recenti decisioni Ue di abbandonare usa e getta, cotton fioc o ad esempio prodotti di cosmesi con microsfere di plastica entro il 2021. Lo scopo finale è riuscire a realizzare una economia circolare della plastica e ridurre globalmente l’inquinamento legato alla diffusione, l’abbandono e la durevolezza di questo materiale.

 

“Questo è il più grande sforzo mai visto per mobilitare una risposta industriale su scala globale, unendo gli attori chiave in tutto il mondo dietro una visione comune per trovare soluzioni a monte, affrontando questo problema urgente alla radice” spiegano dalla Fondazione MacArthur che si occuperà, ogni 18 mesi, di stilare report sull’andamento del percorso condiviso dalle aziende.


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Mario Calabresi
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