C’è chi ha fatto decine di cene sociali per finanziare l’acquisto delle divise, chi invece si è arrangiato alla buona. Squadre di amici, di ragazzi degli Sprar con o senza i responsabili che li seguono, di comitati, associazioni e centri sociali.

Nella Riace che qualcuno avrebbe voluto “normalizzata” dopo le elezioni che hanno consegnato la vittoria alla lista a trazione leghista, guidata dall’attuale sindaco Antonio Trifoli, arrivano i “Mondiali Antirazzisti”. E il piccolo paesino della Locride, quanto meno per tre giorni, da venerdì 5 a domenica 7 luglio, torna il borgo dell’accoglienza, in barba alla circolare del ministero che nell’ottobre scorso ha cancellato tutti progetti Sprar, salvo poi essere annullata dal Tar.

Quella battaglia legale è ancora in corso, così come quella procedurale avviata quando è emersa l’ineleggibilità del sindaco Trifoli. L’ampia rete di solidarietà che si è strutturata attorno al modello Riace però ha deciso di non attendere. “La nostra missione è parlare di integrazione attraverso lo sport. Lo facciamo da settant’anni e continueremo a raccontare l’idea di una società diversa attraverso lo sport. Per questo la Uisp quest’anno doveva essere a Riace” dice Emanuela Glays, presidente del consiglio nazionale. E così la manifestazione che dal ’97 si è svolta in Emilia Romagna, quest’anno si è trasformata in un evento itinerante in varie tappe, che ha avuto quella più simbolica nel borgo della Locride.

Ci è arrivata insieme al suo “padrino storico” Adelmo Cervi, il terzogenito dei fratelli trucidati dai fascisti durante la Resistenza. “Sono diventato vecchio con i mondiali e sono sempre pronto per essere presente. Da Montecchio, dove sono partiti, abbiamo fatto una lunga strada insieme e siamo arrivati a Riace. Io rappresento l’antifascismo, che comprende l’antirazzismo, l’antisessismo, l’anticapitalismo, rappresenta tutte le battaglie per cui dobbiamo lottare. Voglio salutare Mimmo Lucano, che per me sarà sempre il sindaco qui» dice Adelmo, maglietta rossa e bermuda scuri, fra tutti quello che sembra accusare meno il caldo africano del pomeriggio della Locride.

Trifoli, attuale primo cittadino sebbene la sua elezione sia al momento al vaglio della prefettura per una serie di irregolarità burocratiche, ascolta e abbozza. Invitato a presenziare al calcio d’inizio, quasi imbarazzato dice due parole di circostanza, poi si dilegua. “Voglio chiarire che noi non abbiamo mai inteso smettere di accogliere – sostiene – solo in modo diverso”. Alcuni, scettici, lo ascoltano. Parte qualche fischio. Ma i più lo ignorano. C’è voglia di iniziare a giocare.

Di fronte al santuario di San Cosma e Damiano, lì dove a fine agosto i rom di tutta Europa si danno appuntamento per onorare i “propri” santi, alle 15 partono i tornei di calcio. Su campetti di terra, sotto un sole impietoso e tra nuvole di polvere che si solleva dal terreno riarso, 100 squadre hanno iniziato ad affrontarsi in partite da 30 minuti. È un torneo vero, a gironi, che domenica avrà la sua fase finale e il suo vincitore. In campo ci sono italiani e stranieri, donne e uomini, ragazzini e “più che adulti”. Le squadre arrivano da tutta Italia e qualcuna persino dall’Europa, come i Rudengasse di Vienna. Lo spirito agonistico c’è, per carità. Ma soprattutto ci si diverte, ci ritrova uguali e concordi nel motto che l’Uisp ha scelto come pietra angolare della manifestazione. “La differenza ci unisce”.

Lo raccontano i ragazzi delle squadre nate dentro gli Spar calabresi, come “Villa San Giovanni Meticcia”, divenuta nel tempo strumento di aggregazione fra chi ha finito il progetto ed ha deciso di continuare a costruire la propria vita in città e chi è appena arrivato. O i napoletani di nascita e di adozione di “Scampia Antirazzista”,e gli “Yepp” che nel quartiere multietnico di Porta Palazzo a Torino. Si incrociano con le squadre nate all’interno di realtà antagoniste, come il comitato “Prendo Casa” di Cosenza, o la squadra della “Mediterranea Saving Humans”, che in mare combatte per salvare vite umane e oggi a Riace ha voluto portare in campo quella storia, quell’esperienza, quella speranza.

A guardare le partite sotto un sole che non lascia scampo sono tanti. Riacesi e non. Poi il sole cala. Le partite finiscono e sui campetti si balla come se fosse una festa. In serata – ma a Caulonia, per permettere anche all’esiliato Mimmo Lucano di partecipare – ci sarà un dibattito sul mondo di porti che potrebbe essere e quello di muri che è.

Le partite ricominceranno domani. E invaderanno anche la spiaggia della Marina, con il beach rugby, e il borgo, dove sono stati organizzati i tornei di basket e pallavolo. Vicino a quelle barchette in ghisa simbolo delle tante traversate nel Mediterraneo, che di Riace sono state simbolo e che la nuova amministrazione starebbe valutando di rimuovere per far spazio a parcheggi.
 


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