ROMA. “Ho parlato con lui ieri sera verso le 11. Era a Fiumicino e stava partendo per Addis Abeba. Stamattina è poi salito su quel maledetto aereo per raggiungere Nairobi. Doveva successivamente, stamattina stessa, proseguire per Mogadiscio, dove andava a seguire da vicino alcuni dei progetti di sviluppo che il Cisp, la Ong di cui era direttore, sta realizzando in Somalia. Per me, per tutti noi, la sua perdita è una tragedia, non solo per non avere più accando un amico, una persona cara con la quale si è condiviso tanto lavoro, ma è anche un’immensa perdita professionale”. È il breve racconto, tra le lacrime, di Nino Sergi, uno dei decani della Cooperazione italiana, tra i fondatori della rete Link 2007, di cui Paolo Dieci era presidente. Il dirigente morto nell’incidente aereo insieme ad altri sette italiani era infatti a capo di questo organismo di coordinamento tra le 14 più importanti Ong del nostro Paese, ma contemporaneamente era, appunto, anche direttore del Cisp, “Il Comitato Internazionale per lo Sviluppo dei Popoli”, Ong di ispirazione cattolica nata nel 1983 a Roma.

Paolo Dieci – che ha scritto alcune volte anche per Repubblica.it – Mondo Solidale – aveva 58 anni, era sposato ed era padre di tre figli. Chi lo ha conosciuto parla di lui come una persona mite, discreta, capace di accollarsi un’enorme mole di lavoro, ma soprattutto custode di quell’idea della convivenza maturata nell’alveo cattolico progressista. Un’idea che ha aggregato un’intera generazione di cooperanti, cattolici e laici, e che trova concretezza nella parole “Diritti”, “Cambiamento” “Sostenibilità”, “Solidarietà”, cardini sui quali poggia il faticoso lavoro della Cooperazione Internazionale di tutte le Ong che operano nelle zone più povere, complesse e pericolose del Pianeta.

“Paolo – racconta ancora Nino Sergi – fa parte di quella generazione successiva alla mia, alla quale noi dirigenti più anziani, abbiamo dato fiducia. Lui era entrato nella Cooperazione negli anni 80, proveniva da quella parte del mondo cattolico che in quegli anni ha formato le intelligenze e le sensibilità migliori, poi confluite nelle Ong italiane. Sia in quelle laiche che in quelle di ispirazione religiosa. Una generazione – ha aggiunto Sergi – le cui radici hanno saputo far maturare persone di grande spessore morale, ma soprattutto di altissima capacità professionale. Paolo era uno di questi. E ci lascerà un vuoto che adesso riusciamo confusamente solo a immaginare, ma che si rivelerà assai più profondo di come ci appare adesso”.   


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