ROMA – Le Nazioni Unite segnalano in una nota che 11 civili sono stati uccisi in un’operazione delle forze di sicurezza afgane in una provincia orientale vicino al confine con il Pakistan. Le vittime civili in Afghanistan sono aumentate, nonostante i tentativi degli Stati Uniti e dei talebani di negoziare un accordo per porre fine alla guerra di 18 anni. La principale agenzia di sicurezza del governo, la direzione nazionale della sicurezza (NDS), ha dichiarato che l’operazione nella provincia di Paktia aveva preso di mira un nascondiglio talebano e tra gli 11 militanti morti c’erano due comandanti. La missione di assistenza dell’ONU in Afghanistan ha espresso preoccupazione per le uccisioni, tanto che ora una squadra per i diritti umani sta indagando.

Pochi passi avanti verso la pace. Secondo le Le Nazioni Unite sarebbero 4.000 i civili uccisi o feriti nella prima metà dell’anno. Il bilancio includeva un aumento del numero di vittime inflitte dal governo e dalle forze straniere guidate dagli Stati Uniti. Le incursioni a terra e gli scontri hanno causato le vittime tra la popolazione inerme, seguite da attentati dinamitardi e attacchi aerei: lo si apprende dall’UNAMA – la missione “a sostegno del popolo e del governo dell’Afghanistan per raggiungere la pace  e la stabilità”, come si legge sul sito dell’organismo – in un rapporto del mese scorso. Non c’è stata alcuna sospensione della violenza, anche se i talebani e gli Stati Uniti hanno entrambi segnalato progressi significativi nei negoziati. Si profila, infatti, un patto che prevederebbe da parte delle truppe statunitensi il ritiro, in cambio della promessa dei talebani di cacciare dal Paese i gruppi terroristici. Un accordo però ancora lontano, anche perché, il presidente afgnao, Ashraf Ghani, non smette di ricordare a tutti che: “Servono colloqui seri tra noi e i talebani”.


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Carlo Verdelli
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