ROMA – “Di sicuro sarei morta se non fossi entrata nella casa protetta. Gli incubi si allontanano, le ferite sbiadiscono ma restano disegnate su di me. Ora però ho di nuovo un volto nello specchio e guardo diritto davanti a me”. “Ce l’ho fatta, sono una donna libera. Voglio vivere, pensare, ballare, lavorare e ridere di sciocchezze. Il mondo là fuori non mi vuole, il futuro è cieco. Che ne faccio qui dentro della mia libertà?” Le parole di Samira e Najla raccontano di una realtà ancora molto difficile, troppo difficile per le donne afgane, che spesso sono vittime di violenze e soprusi e non sanno come uscire dall’incubo. E quando ci riescono, molte volte vengono ripudiate dalla famiglia e restano sole al mondo, senza nessuna prospettiva. Come Samira, che chiede “cosa faccio ora?”.

Il progetto After Shelter. Per rispondere a questa domanda, Cisda, il Coordinamento italiano a sostegno delle donne afgane, sta realizzando il progetto After Shelter, che mira a creare una casa sicura, nella quale le donne possano vivere liberamente insieme, con i loro bambini, nella quale possano studiare, imparare un mestiere e quindi lavorare per essere indipendenti. All’interno della casa, infatti, possono trovare posto laboratori per la formazione e un salone di estetiste e parrucchiere per signora. Un’attività che, nonostante la situazione, ha sempre successo, anche a Kabul.

Nella casa-rifugio a riparo dagli aguzzini. L’idea è nata da un’esigenza concreta che Hawca, l’Associazione umanitaria per l’assistenza alle donne e ai bambini dell’Afghanistan, partner locale di Cisda, ha raccolto proprio dalle donne. Nella casa sicura che gestisce a Kabul, infatti, le ragazze sono al riparo, c’è assistenza medica, psicologica legale ma poi? Molte delle ospiti, una volta concluso il percorso riabilitativo, non hanno altre risorse per vivere e restano allo sbando. Finiscono per strada e alla mercé di nuovi aguzzini. Per loro, dunque, avere una professione e lavorare sarebbe la svolta. Ecco perché After Shelter è un progetto importante, come i tanti che vengono portati avanti da anni con passione e difficoltà. Con questa nuova casa sicura e con i laboratori professionali si aiuta la società afgana a fare un altro passo in avanti e soprattutto si aiutano le donne afgane a diventare più forti e autonome.

C’è bisogno di aiuto. Per l’avvio del progetto After-Shelter, Cisda ha chiesto un sostegno economico, almeno per il primo anno. Il  budget per 12 mesi è di circa 30.000 euro che servirebbero per l’affitto, gli arredi, le attrezzature e i materiali per la formazione e per lo stipendio dei tutor. Cisda, dunque, chiede aiuto per trovare i giusti canali di contatto. Per idee e suggerimenti l’indirizzo mail è cisdaonlus@gmail.com
 


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