ROMA – L’Africa, nel suo complesso, è ancora lontana dal raggiungere gli obiettivi nella lotta alla corruzione diffusa (finora solo annunciata, giusto i primi di febbraio dell’anno scorso). Secondo molti analisti e diverse organizzazioni umanitarie che realizzano progetti di sviluppo o di emergenza, la corruzione rappresenta un vero e proprio flagello, causa principale di uno spreco enorme di risorse finanziarie e umane. Il ritardo e la sostanziale disattenzione rispetto a questo fenomeno è stato rilevato dalla pubblicazione del recente Indice di percezione della corruzione, relativa all’anno scorso (Cpi), dissufo dall’Ong Transparency International. I dati sotto gli occhi di tutti mostrano, dunque, come gli impegni presi l’anno scorso ad Addis Abeba, siano rimasti sostanzialmente lettera morta.

Le 13 inchieste alla base del rapporto. Il Cpi che si riferisce all’anno appena trascorso, trova dondamento su ben 13 inchieste di valutazione portate a termine da esperti sul fenomeno della corruzione nell’ambito della pubblica amministrazione e mette in mostra un aspetto davvero preoccupante soprattutto nei Paesi dell’Africa sub-sahariana. Qui, si viene a sapere, che solo 8 paesi di 49 nazioni africane hanno ottenuto un risultato superiore ai 43 punti, relativi alla media globale, in riferimento ad una scala che attribuisce un punteggio da 0 (che vuol dire molto corrotto) a 100 (affatto corrotto).

Le Seychelles, le meno corrotte; alla Somalia il primato della corruzione.

Nel puntualissimo articolo di Marco Cochi su Nigrizia c’è l’elenco ragionato delle nazioni meno corrotte e di quelle dove invece il fenomeno sembra inestirpabile. “In cima alla classifica dei Paesi africani meno corrotti – si legge nell’articolo di Cochi – ci sono le isole Seychelles, alle quali sono stati assegnati 66 punti su 100 ed occupano il 28° posto e ottengono il primato di nazione meno corrotta del continente. L’arcipelago dell’oceano Indiano è seguito nella classifica da Botswana, Capo Verde, Rwanda e Namibia, che hanno ottenuto rispettivamente 61, 57, 56 e 53 punti. La posizione della Nigeria, che il prossimo 16 febbraio sarà chiamata a eleggere un nuovo presidente, rimane invariata rispetto al 2017, con un punteggio di 27. Così come era avvenuto nel 2015, la corruzione è uno dei maggiori temi che domina la campagna elettorale. Per questo – riferisce Nigrizia – l’amministrazione guidata dal presidente uscente Muhammadu Buhari negli ultimi tre anni ha intrapreso una serie di iniziative che, tuttavia, non hanno ancora prodotto i risultati sperati. Nell’ultima posizione dell’indice è posizionata la Somalia, che con soli 10 punti si conferma per il settimo anno consecutivo come il paese più affetto in assoluto dalla metastasi sociale della corruzione. La nazione del Corno d’Africa è immediatamente seguita dal Sud Sudan con 13 punti, un risultato assai deludente che vede i due Stati africani, in compagnia della Siria, relegati agli ultimi due posti del Cpi”.

Le due eccezioni: Seychelles e Botswana. Il report mette in evidenza inoltre che sia le isole Seychelles e il Botswana, che hanno ottenuto un punteggio alto, a confronto degli altri Paesi africani, hanno mostrato alcuni punti in comune, come – ad esempio – quello di essere riusciti ad imporre sistemi democratici e un apparato politico-amministrativo che risultano, in relazione al resto, ben funzionanti. Elemento, questo, che ha contribuito sicuramente a mantenere alto il loro punteggio nella classifica della corruzione. Insomma, delle vere e proprie eccezioni.

A livello globale: dopo l’Africa c’è l’Est Europa e l’Asia centrale.

Va considerato infine – sottolinea Nigrizia – che dalla posizione numero 161 fino alla numeto 172 si trovano 8 Paesi sub-sahariani: Repubblica democratica del Congo, Angola, Ciad, Repubblica del Congo, Burundi, Guinea Equatoriale, Guinea Bissau e Sudan. Mentre alcuni paesi come Burkina Faso, eSwatini e Costa d’Avorio, pur avendo migliorato i loro punteggi, mostrano ancora alcune criticità. C’è anche da evidenziare che, sul piano globale, con un punteggio medio di 32, l’Africa sub-sahariana è la regione con il risultato più basso dell’indice, seguita da vicino dall’Europa orientale e dall’Asia centrale, dove si registra una media di 35. 

Tutto ciò che blocca la lotta alla corruzione. Visto nel suo complesso, il complicato rapporto sulla trasparenza e la corruzione, mette in mostra quanto pesino ancora la mancanza di vere istituzioni democratiche in molti Paesi africani; quanto siano gravose le imbarazzanti longevità al potere di numerosi dittatori, peraltro circondati da cortigiani corrotti e autoritari; quanto siano devastanti i numerosi conflitti civili  e quanto la debolezza (indotta) delle istituzioni continuino a pregiudicare ogni sforzo nel contrasto alla corruzione.

 


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