REGGIO CALABRIA – Per quasi due anni hanno seminato il panico fra le montagne di Palmi e Seminare, nella provincia aspromontana di Reggio Calabria, aggredendo e rapinando i cacciatori che lì si avventuravano. Per questo motivo, questa mattina all’alba, sette persone sono state arrestate dai carabinieri perché accusate a vario titolo di rapina, furto, ricettazione, danneggiamento, porto abusivo di arma da fuoco e altri reati.

Tutti giovani, per lo più meno che 30enni, fra il novembre 2016 e il settembre 2018 hanno firmato almeno una decina di rapine fotocopia. Il metodo, hanno scoperto gli investigatori, era sempre il medesimo. L’agguato veniva pianificato con attenzione, in zone precise e in precedenza attentamente perlustrate, sempre dotate di rapide vie di fuga. Ad agire erano sempre in due o tre che, con volto coperto da passamontagna e armati pistola, aggredivano i cacciatori per sottrarre loro fucili e munizioni. Quando qualcuno tentava di reagire, i rapinatori non esitavano a sparare.

Nessuno è mai rimasto ferito, ma in questo modo nessuno si azzardava ad opporsi ai malviventi. Spesso anche le auto dei cacciatori venivano prese di mira e lasciate completamente a secco di carburante. Per gli investigatori, coordinati dal pm Ignazio Vallario della procura di Palmi, il gruppo puntava ad acquisire il controllo mafioso del territorio di Seminara. E forse non a caso alcuni di loro si stavano “specializzando” anche in altri reati. Secondo quanto emerso dalle indagini, due dei rapinatori producevano anche banconote e monete contraffatte, che poi spendevano in negozi e locali della zona. Un business su cui gli investigatori vogliono approfondire.




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