PIACENZA. Lezioni di storia coi partigiani dell’Anpi. Corsi di legalità con gli ufficiali dei carabinieri. Incontri coi donatori di sangue dell’Avis. Lettura del Corano e vita del profeta solo in lingua italiana. Eccola la piccola rivoluzione in corso al centro islamico di Piacenza: tutte le domeniche da ottobre a giugno, 250 bambini dai 6 ai 14 anni imparano a diventare «buoni musulmani e bravi cittadini».
 
Il centro della comunità islamica di Piacenza è uno dei più grandi d’Italia. Da quest’anno, per la prima volta, il catechismo è solo in lingua italiana. «Prima i corsi erano modulati in base alla provenienza dei fedeli, ma per lo più si svolgevano in arabo – spiega Yassine Baradai, segretario nazionale dell’Ucoii e direttore del centro islamico di Piacenza – ora sono tutti in italiano. Anche i sei testi adottati sono edizioni inglesi da noi tradotte in italiano. È una sorta di catechismo: si insegna la vita del profeta, la storia islamica e le regole del buon comportamento. E non solo. Ci sono lezioni di educazione civica: abbiamo organizzato un incontro con un partigiano dell’Anpi, un altro con i donatori dell’Avis, a breve cominceranno le lezioni di legalità con l’Arma dei carabinieri».

Francesca Bocca-Aldaqre è la direttrice dell’istituto di studi islamici Averroè di Piacenza: «Il nostro catechismo si occupa della formazione religiosa, morale e comportamentale dei ragazzi, secondo le regole della nostra tradizione, con rimandi i più frequenti possibili alla vita quotidiana. Tutto ora è in italiano. Anche i testi. Per alcuni genitori diventa certamente più difficile seguire i ragazzi nei compiti a casa, ma questo non toglie l’orgoglio di vedere i propri figli sempre più integrati anche linguisticamente».

«La lingua italiana non solo è essenziale perché è la lingua dei musulmani di questo Paese, ma serve anche a unire le tante anime della nostra comunità. Chi proviene dall’Asia o dall’Europa dell’Est non parla certo arabo – spiega Baradai – per questo come Ucoii faremo adotteremo i nuovi testi anche dalla altre nostre comunità cittadine». Il progetto, finito pure sulle pagine del quotidiano “Libertà” di Piacenza, promette dunque di estendersi al resto d’Italia. «Così avremo buoni musulmani credenti nella lingua madre italiana e bravi cittadini, senza più conflitti identitari».  
 
 
 




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