“Amo Napoli, è una città fantastica”. Le prime parole della donna che è stata bloccata davanti alla sala storica del Caffè Gambrinus perché era accompagnata da un cane – un cane guida per non vedenti – sono parole d’amore per la città. Federica I. è una donna forte, serena, preparata. Non c’è rabbia nel suo racconto di ciò che è accaduto sabato sera nel noto caffè napoletano, ma c’è tanta voglia di chiarezza e rispetto.
Il titolare del Gambrinus ha spiegato a “Repubblica” che si è trattato di un equivoco, di una situazione gestita male. È stato davvero un malinteso?
“Lo dico subito e chiaramente, non è stata una svista. È stata discriminazione”.
Ci racconta cosa è accaduto?
“Sono venuta a Napoli con mio marito per fare una visita a due cari amici. Abbiamo trascorso giorni splendidi in una città splendida. Sabato sera siamo andati al Gambrinus e volevo visitare la Sala da Te, storica, quella dove andava in scena il Café Chantant, ma sono stata bloccata sulla porta perché avevo il cane. Ma non è stata una svista, il mio cane guida porta tutti i finimenti di riconoscimento della scuola nazionale cani guida di Scandicci”.

Cosa intende per “era riconoscibile”?
“Ha la pettorina con logo della Regione Toscana e indicazione e manico che connotano un cane guida. Ma non c’è solo questo, quando il titolare mi ha fermata io gli ho mostrato il cartellino identificativo e la legge sui cani guida. E sa che mi ha risposto?”.

Cosa le ha detto?
“Mi ha detto che ero a casa sua e che lui, legge o non legge, faceva entrare chi voleva. Questa per me è un’offesa. A casa sua può fare entrare chi vuole, in un esercizio pubblico deve seguire la legge. Ma sinceramente, ero a Napoli in vacanza e non volevo rovinarmi la giornata, ci sarei passata sopra se lui non avesse chiamato i carabinieri per non farmi accedere alla sala”.

Il Gambrinus ha chiamato i carabinieri?
“Sì, per mandarmi via, offendendo anche uno dei miei accompagnatori che è un colonnello dell’esercito, quindi un pubblico ufficiale. Ma parliamo dei fatti: quando sono arrivati i carabinieri hanno chiesto scusa a me e hanno confermato che era mio diritto entrare. Sono stati professionali e gentili. Ma il titolare (o meglio credo fosse un parente del titolare) non cedeva, a quel punto è diventata una questione di principio e ho chiamato io la polizia municipale, perché chi gestisce un locale pubblico deve conoscere le leggi visto che questa risale al 1974 con integrazione del 2006 , quindi dovrebbe essere ben acquisita. Quando sono arrivati i vigili è arrivato anche il nipote dell’uomo, Michele Sergio, mortificato, che mi ha chiesto più volte scusa personalmente mi ha chiesto di accomodarmi per un caffè, ma non ho accettato, perché mi sembrava una presa in giro, non si doveva arrivare a quel punto. È stato elevato un verbale di 883 euro, cioè la sanziona più bassa”.

La notizia ha avuto molta eco, sui social hanno criticato anche la città di Napoli…
“La interrompo subito, Napoli è una città meravigliosa, a cominciare dai carabinieri e dai vigili a finire a tutte le persone che abbiamo incontrato. Con mio marito ci vogliamo tornare prestissimo. Quello che è successo è frutto dell’ignoranza. È successo a Napoli, ma poteva succedere anche a Roma o nella mia Firenze”.

Napoli rispetto a Firenze o a altre città italiane è più difficile per i disabili?
“Sì, ma solo perché Napoli è una città tre volte più grande di Firenze. Io ho trovato aiuto, disponibilità e l’ho girata senza grandissimi problemi”.

Cosa le lascia questa vicenda, che riflessioni ha fatto la sera tornata a casa?
“Ho pensato che se sei debole vieni schiacciata. Ho pensato che io sono una donna di 39 anni, con un lavoro che amo e una bella famiglia, e conscia dei miei diritti ho reagito, ma quanti nella mia situazione avrebbero subito l’offesa? Molti”.

Michele Sergio e suo padre, il titolare del Gambrinus, hanno ripetuto più volte che vorrebbero incontrarla.
“Io vorrei delle scuse pubbliche, ufficiali, chiare”.

Il patron del Gambrinus ha annunciato che oggi incontrerà una delegazione degli studenti del Colosimo, l’istituto per ciechi di Napoli insieme ai cani guida, per chiederle simbolicamente scusa.
“Questa è una buffonata, passatemi il termine. Io non sono una categoria, non rappresento i ciechi. Io sono una persona. Hanno offeso i non vedenti, ma sono stata offesa prima di tutto io. Dovrebbero fare delle scuse annunciando pubblicamente di rinunciare al ricorso alla sanzione amministrativa perché hanno sbagliato e quindi la multa è giusto pagarla. Questo sarebbe un gesto concreto e soprattutto sarebbe una presa di coscienza dell’errore commesso, non si può sempre cercare di avere ragione.
Io a questo punto ho dato mandato a un avvocato di parte, il legale, Giuseppe Natale, per tutelare i miei diritti costituzionali che sono stati calpestati”.


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