No alle riprese audio-video durante il processo in cui Silvio Berlusconi e’ imputato per avere indotto l’imprenditore Gianpaolo Tarantini a mentire ai pm, durante gli interrogatori sulle escort portate alle feste dell’ex premier. La difesa dell’ex presidente del Consiglio (gli avvocati Niccolò Ghedini e Francesco Paolo Sisto) non ha dato il consenso affinché il processo in corso presso il tribunale di Modugno venga registrato integralmente da Radio Radicale e che emittenti televisive, giornali e agenzie di stampa possano effettuare riprese audio e video.

I giornalisti potranno soltanto essere presenti in aula, considerato che l’udienza è pubblica ma nulla potrà essere documentato con mezzi audio-visivi. Silvio Berlusconi fu rinviato a giudizio il 16 novembre scorso, dalla gup Anna Rosa Depalo, che ha condiviso la tesi della pm Eugenia Pontassuglia, secondo la quale l’ex premier avrebbe provveduto “il più delle volte al pagamento delle prestazioni sessuali delle escort reclutate da Giampaolo Tarantini” e, poiché il fare emergere tale circostanza in un processo tramite le dichiarazioni di Gianpi, avrebbe arrecato danno “alla reputazione interna e internazionale del presidente del Consiglio”, il testimone sarebbe stato pagato per non dire la verità.

Il processo si è aperto il 4 febbraio scorso ma è stato rinviato per l’imminente campagna elettorale, nella quale Berlusconi era impegnato come candidato di Forza Italia al Parlamento europeo, del quale è entrato a far parte.

Contro Berlusconi si è costituita parte civile la presidenza del Consiglio dei ministri. Gli avvocati difensori hanno avanzato una serie di eccezioni preliminari a partire da quella sulla presunta incompetenza del tribunale a di Bari a giudicare un reato che sarebbe, eventualmente, stato commesso ad Arcore o a Roma. I legali hanno spiegato in udienza che il reato di induzione a mentire si consumerebbe nel momento della promessa delle dazioni di denaro e non nel momento delle dichiarazioni rese da Tarantini all’autorità giudiziaria barese, quindi a Napoli – dove è già stato trasferito per competenza uno stralcio del processo a carico di Valter Lavitola – o a Roma. Al di là del luogo della presunta promessa di denaro, i difensori hanno insistito perché l’ex premier sia processato dal Tribunale dei Ministri perché il reato sarebbe stato commesso nella sua qualità di presidente del Consiglio.

In ultimo i legali hanno chiesto che venga dichiarata la nullità dell’udienza preliminare “per incompletezza del materiale probatorio”, per non aver potuto acquisire tutte le intercettazioni. L’accusa si è riservata di replicare per iscritto. Il giudice ha rinviato all’udienza del 23 settembre per decidere sulle questioni preliminari.


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop