ALGHERO – Ucciso con un solo colpo di pistola tra il petto e il collo in una casa del centro storico di Alghero in cui si trovava in compagnia di alcuni amici. È morto così, a 19 anni, Alberto Melone. Per tutta la notte gli inquirenti hanno sentito i testimoni e di prima mattina i carabinieri del comando provinciale di Sassari hanno arrestato il suo presunto assassino. Durante gli interrogatori Lukas Saba, 18 anni, giovanissimo proprietario dell’appartamento in via del Teatro, ha ammesso di aver aperto il fuoco. Ora si trova nel carcere di Bancali, a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Fin dai primi momenti gli investigatori avevano comunque capito che ad aver ucciso il 19enne era qualcuno che lo conosceva bene, qualcuno del giro di amici. A dare l’allarme, poco dopo le 22, i vicini di casa che hanno sentito lo sparo e le urla. Per Alberto Melone, arrivato in quella casa in compagnia di un altro amico, però, non c’era più nulla da fare. Inutili gli sforzi dei soccorritori del 118 che hanno tentato invano di rianimarlo. Poi l’arrivo delle forze dell’ordine, del sostituto procuratore di Sassari Mario Leo e la caccia a chi ha sparato. Non è chiaro il movente dell’assassinio, ma sarebbe già stato accertato che Saba avrebbe tentato di depistare i carabinieri sostenendo che un individuo avrebbe suonato alla porta di casa e avrebbe quindi fatto fuoco contro Melone, uccidendolo, per poi scappare tra i vicoli della città vecchia. Non si esclude che si sia trattato di un incidente avvenuto mentre i giovani maneggiavano un’arna reglarmente detenuta.

La vittima era molto nota: “Albertino” era il figlio dei proprietari del bar Trico, in via Mazzini, in cui talvolta lavorava anche il giovane. I due erano al lavoro, avuta la notizia è scattata immediata la chiusura del locale: il padre ha poi raggiunto la piazza su cui affaccia la palazzina luogo del delitto.

Su Facebook il sindaco di Alghero, Mario Bruno, ha subito espresso il suo sconcerto “Non ho parole stasera, solo dolore”, ha scritto ieri notte. Stamattina si lascia andare a un post lungo, di solidarietà ai genitori e di bilancio sulla situazione sociale della città: “Il fatto di ieri notte è solo la punta di un iceberg che ci impone una reazione seria, fatta soprattutto di una proposta di valori, di attenzioni, di ascolti, di luoghi e di progetti. Ci riguarda tutti. Nessuno si tiri indietro”.

L’omicidio di ieri notte arriva a pochi mesi dal femminicidio di Michela Fiori, uccisa dal marito alla vigilia di Natale. Per il futuro dei suoi due bambini – ora con la nonna a Genova – il comune ha aperto un conto corrente. Un’iniziativa apripista a livello nazionale.


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