ROMA – Sull’argomento “comuni in crisi finanziaria” – dibattuto a partire dai numeri offerti, a seconda delle fonti – l’Università di Ca’ Foscari (Venezia) ha appena reso pubblico un aggiornamento convincente e preoccupante. Riassumendo: negli ultimi cinque anni sono state attivate 273 procedure di crisi: in 126 casi i comuni erano in “dissesto”, in 225 in “pre-dissesto” (di quest’ultimi un terzo, 78, nei cinque anni considerati sono transitati al “dissesto”). Ecco, i municipi in crisi nel quinquennio 2014-2018 sono il 3,4 per cento di quelli esistenti (7.914 al 31 maggio 2019).   

Nel report curato da Marcello Degni, magistrato di Corte dei conti, all’interno di un progetto di ricerca diretto dal professor Stefano Campostrini, si scopre che solo nel 2018 sono stati registrati altri 75 casi di comuni in difficoltà: 45 le procedure di riequilibrio e 30 di dissesto. È lo stesso numero, 75, del 2017. Significa, il rapporto lo conferma, che la lunga crisi 2008-2014 non ha smesso di far sentire il suo peso. L’anno scorso sono lievemente scese – 2 – le istanze di dissesto e salite nello stesso numero quelle di riequilibrio, ma il totale (75, appunto) resta alto ed è il terzo peggiore negli ultimi ventott’anni.

L’impennata a partire dal 2011

Il “Rapporto Ca’ Foscari sui comuni” (nelle librerie dal 17 giugno, Castelvecchi Editore), costruito informatizzando la documentazione messa a disposizione dal ministero dell’Interno, spiega che le difficoltà finanziarie registrate nel quinquennio 2014-2018 toccano il doppio dei comuni rispetto al lustro precedente: 25 nuovi casi l’anno, in media, invece di 12. I comuni che attualmente hanno una procedura in corso, comprese quelle aperte prima del 2014, sono ben 379. Quasi cinque municipalità ogni cento non riescono a risollevarsi. “L’impatto della grande crisi ha prodotto, dal 2008 in poi, la ripresa del fenomeno della criticità finanziaria e questa non accenna a scendere”, si legge. E’ interessante vedere nei grafici come tra la seconda metà dei Novanta e il 2010 le amministrazioni comunali in crisi non superino mai le sei unità (sono zero nel Duemila), triplichino nel 2011 (diventando tredici) e s’impennino negli anni successivi senza dare segni tangibili di rientro.

Allarme Comuni in crisi: da Nord a Sud cinque ogni cento sono in dissesto

Lo studio mette in evidenza come ci sia una concentrazione territoriale del fenomeno. Se la media italiana dice che il 10 per cento dei comuni ha visto in quel periodo situazioni di criticità, ci sono regioni del Nord senza alcuna amministrazione locale toccata e altre come la Calabria e la Sicilia dove quasi un terzo degli enti è dentro questa profonda difficoltà economica. In Campania si parla di un quinto di comuni in dissesto o pre-dissesto. Reggio Calabria e Messina sono situazioni difficili da quasi dieci anni. Napoli, in pre-dissesto, viaggia con 2,5 miliardi di rosso d’esercizio nel 2016. Anche in Lombardia esistono, comunque, situazioni complicate: nella lista pre-dissesto sono segnati comuni come Segrate, Sant’Angelo Lodigiano e Sesto San Giovanni. Campione d’Italia è finito nella lista quando il casinò ha smesso di pagare i debiti. L’andamento è crescente, in termini percentuali, al crescere della popolazione.

Tagli più federalismo fiscali: effetto devastante

Bisogna ricordare che nelle cinque stagioni che vanno dal 2011 al 2015 i bilanci comunali sono stati tagliati di risorse per almeno 12 miliardi. E bisogna ricordare, ancora, che l’evasione delle tasse locali ha un peso nei guai dei singoli comuni. A Catania ogni anno manca all’appello metà del gettito Tari, la tassa sui rifiuti. Nel Lazio (esclusa Roma) viene evaso il 58 per cento del gettito. In Sicilia il 27 per cento dell’Imu (l’imposta sugli immobili) non è versato, in Calabria il 24 per cento.

Il magistrato Marcello Degni, docente a contratto del Dipartimento di Economia di Ca’ Foscari, commenta: “L’effetto dei tagli sul percorso di federalismo fiscale delineato dalla legge 42 del 2009 è stato devastante: gli istituti fondamentali di quel disegno ne escono svuotati o stravolti”. Il professor Stefano Campostini: “E’ necessario individuare nuovi modelli di governance del territorio, innovazione sociale e partecipazione, nella prospettiva della co-creazione. Un comune, anche il più piccolo, è ben più complesso della più complessa azienda. Bisogna trovare soluzioni necessariamente complesse”.

Il “Rapporto Ca’ Foscari sui comuni” avanza alcune ipotesi su possibili soluzioni. Se le amministrazioni comunali non possono fallire, oltre che regolare gli squilibri finanziari serve dotarli di autonomia impositiva, capacità di riscossione delle entrate e crescita delle competenze (sblocco del turn over e formazione permanente): “Non si può pensare a procedure di risanamento dai contorni incerti e dall’orizzonte temporale indeterminato”, chiudono gli studiosi.


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