La fotografia di Matteo Salvini con il cerotto sulla bocca, seduto davanti a una stella cometa a cinque punte con la scritta “BR”. Inevitabile che il post su facebook con la scritta: “Buon Natale, anche voi ostaggio dei parenti?”, scatenasse polemiche feroci: “Una vergogna – dice Fabrizio Ricca della Lega evidentemente l'”artista” non trova modo migliore di festeggiare il Natale che immaginare Salvini rapito dalle Brigate rosse”. “Scambiare per satira un atto di assoluta imbecillità rende tutti più imbecilli commenta Osvaldo Napoli di Forza Italia. Il post viene rimosso da Facebook ma ormai è oggetto dello scandalo. Lui, l’autore, si chiama Andrea Villa, è soprannominato “il Bansky di Torino” e non è nuovo a provocazioni che mettono al centro i politici del momento. Della sua biografia si sa comunque poco.

Signor Villa, lei dove si trovava il 16 marzo del 1978?

“Capisco dove vuole arrivare. Io non sono una persona violenta. Volevo fare satira, come ho sempre fatto in questi anni. La satira è la mia unica arma. Ho anche scritto una pubblica dichiarazione per rispondere alle accuse”.

Lei cita un’opera del 1995 di Maurizio Cattelan con la stella cometa e la scritta Br…

“Esatto. La mia era comunque una stella di Natale, non un simbolo di terrorismo”.

Ma se lei scrive Br non può non sapere cosa significhi.

“Infatti lo so. Ma io lavoro sui mass media. E quell’immagine della stella con la scritta Br fa parte della comunicazione in Italia. Il fatto che Salvini avesse il bavaglio nasce da una sua scelta: si presentò imbavagliato a Otto e Mezzo in una puntata di due anni fa. Salvini ha deciso di comunicare il suo messaggio politico sui social. E io, come molti altri, interagisco su quel terreno. È il mio modo di fare politica. L’ho utilizzato anche con altri: con D’Alema e con Renzi. Non sto pregiudizialmente da una parte”.

Il problema della sua immagine, però, non era Salvini ma la scritta Br, la stella a cinque punte delle Brigate rosse. Il riferimento a una stagione di sangue nella storia italiana che ha prodotto centinaia di morti e feriti. Torniamo alla prima domanda: lei che cosa ricorda del 16 marzo 1978?

“Nulla. Io non c’ero. La mia generazione ha imparato sui libri quel che accadde allora. Io ho visto documentari all’università . Ho trovato storie di ragazzi che erano molto diversi da noi. Ci sono differenze molto forti tra la mia generazione e la loro”.

Ad esempio?

“Mi ha sempre colpito l’idea che si volesse cambiare la società costringendo le persone con la violenza. Oggi la società si cambia imparando a utilizzare i social media, non certo impugnando una pistola”.

Lei non crede che Salvini messo di fronte alla stella a cinque punte sia un’immagine molto violenta?

“Io non sono una persona violenta. Non userei mai una pistola contro Salvini e nemmeno contro Casapound. Non è quello il mio modo di fare politica”.

E quale sarebbe invece?

“Bisogna usare i media, sfruttare la rete per far passare i propri messaggi. Io sono indegnamente paragonato a Bansky. Non mi considero tanto bravo, ovviamente. Soprattutto, gli artisti come Bansky, tipici esponenti di un pensiero anni Novanta, ritenevano che fosse necessario contrapporsi frontalmente al capitalismo. Noi pensiamo invece che il nostro mondo vada combattuto dall’interno, utilizzando la rete”.

La cosa grave della sua vignetta è che lei sdogana le Brigate rosse. Le inserisce nel discorso pubblico come una delle tante possibilità della politica. Non sente la responsabilità di questa operazione ideologica?

“Io penso che non ci debbano essere tabù. Credo che in questo dobbiamo imparare molto dalla Francia. Che avrà tanti difetti ma è una democrazia proprio perché non impone tabù alla satira. Come dimostra la vicenda di Charlie Hebdo. Mi rendo conto che il paragone è forte, ma, se ci pensa, anche Benigni ha rotto un tabù girando un film sull’Olocausto. Non si può bloccare la satira. Dobbiamo poter scherzare su tutto, anche su argomenti che sembrano difficili da trattare”.


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