Scendono in campo 118 magistrati di tutta Italia in difesa di Nino Di Matteo, l’ex pm del processo “Trattativa Stato-mafia” oggi sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia che a fine maggio è stato estromesso dal pool stragi per un’intervista sui misteri delle stragi del 1992. “Senza aver rivelato alcun segreto o notizia riservata”, è scritto in una lettera appello indirizzata al presidente del Csm, il Capo dello Stato Sergio Mattarella, al vice presidente David Ermini e a tutti i consiglieri.  

“Pur non avendo intenzione di sindacare un provvedimento che, peraltro, non è stato diffuso nel dettaglio, e che dunque neppure conosciamo, né volendo in alcun modo ingerirci nelle competenze del procuratore nazionale antimafia – dicono i firmatari – sentiamo tuttavia l’esigenza di esprimere il forte turbamento che la notizia dell’estromissione del dottor Di Matteo ha provocato in tutti noi”. Parole accorate quelle inviate a Palazzo dei Marescialli. “Forte turbamento, non solo per la stima e l’ammirazione che riponiamo nei confronti del collega, per lo spirito di abnegazione, i sacrifici personali e familiari, l’elevato senso delle istituzioni, l’eccelso grado di professionalità e l’equilibrio, che lo hanno contraddistinto in tutta la sua carriera e che ne fanno uno dei magistrati più in grado di trattare la materia in questione, ma soprattutto perché temiamo che tale estromissione possa delegittimarlo agli occhi della criminalità e del potere mafioso, acuendo ulteriormente i già elevatissimi rischi per la sua incolumità”.

I 118 magistrati chiedono al Csm “eventualmente anche con la fattiva partecipazione del procuratore nazionale antimafia, che si possa favorire una composizione costruttiva della vicenda, affinché il dottor Di Matteo venga al più presto reinserito nel pool sulle stragi a cui era stato destinato”.

Il caso, rivelato da Repubblica, vede al centro l’intervista rilasciata da Di Matteo ad Andrea Purgatori, nel programma Atlantide, andato in onda il 18 maggio su “La 7”. Dopo quella puntata, il procuratore nazionale Federico Cafiero de Raho ha deciso la rimozione del magistrato dal neonato pool stragi, che da tre mesi indaga sulle “entità esterne nei delitti eccellenti di mafia”. Un provvedimento immediatamente esecutivo. E anche comunicato al Consiglio superiore della magistratura: il fascicolo è stato affidato alla commissione che si occupa di assegnazioni e revoche, dunque la decisione potrebbe essere rimessa in discussione. Cafiero de Raho contesta a Di Matteo di aver interrotto il “rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia” impegnate nelle indagini sulle stragi. Ovvero, di avere risposto all’intervistatore con analisi che ricalcano le piste di lavoro riaperte sulle stragi, su cui si sta discutendo in riunioni riservate.

Di Matteo ha già inviato le sue osservazioni al Csm. Sostiene di aver fatto riferimento esclusivamente ad elementi noti. Ovvero: il ritrovamento, accanto al cratere di Capaci, di un biglietto scritto da un agente dei servizi segreti, e poi anche di un guanto con un Dna femminile. Il magistrato ha ricordato pure la scomparsa del diario di Falcone da un computer al ministero della Giustizia e ha ribadito l’ipotesi che alcuni appartenenti a Gladio abbiano avuto un ruolo nella fase esecutiva della strage del 23 maggio 1992. Tutti punti che per Di Matteo fanno sospettare presenze esterne sul teatro dell’attentato.


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop