È uno dei crucci di chi si occupa di patrimonio culturale in Italia dagli anni Sessanta e adesso sull’Atleta vittorioso, statua dello scultore greco Lisippo  la Cassazione dovrebbe aver messo la parola fine. La Suprema corte ha infatti respinto integralmente il ricorso presentato dai legali del museo Getty per la restituzione della statua, contesa da anni tra l’Italia e il museo statunitense. Contro la decisione del gip di Pesaro di confiscare il bronzo risalente al IV sec. a.C. “Il Lisippo deve ritornare in Italia, è l’ultima parola della giustizia italiana” ha detto all’Ansa il pm di Pesaro Silvia Cecchi che ha seguito la lunga battaglia giudiziaria.

La decisione dei giudici della Cassazione rende definitiva la confisca immediatamente esecutiva della statua “ovunque si trovi” disposta dal gip pesarese Giacomo Gasparini lo scorso giugno. “Abbiamo buone speranze – aggiunge il pm Cecchi – stiamo preparando la rogatoria internazionale”. Per il Museo Getty di Malibu, dove l’Atleta vittorioso è esposto, potrebbe aprirsi la strada di un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.

Silvia Cecchi parla di un procedimento “estremamente complesso” che ha coinvolto vari settori del diritto, in primis quello penale, l’ordinamento italiano e quello Usa. La statua era stata recuperata da un peschereccio di Fano (Pesaro Urbino) nel 1964 al largo di Pedaso ed era stata acquistata nel 1977 per circa 4 milioni di dollari da un commerciante d’arte tedesco. La magistratura pesarese si era pronunciata sulla vicenda nel 2009 e ne 2013, su richiesta della Procura, per la confisca del bronzo in quanto bene inalienabile dello Stato. Per due volte il museo americano ha ottenuto l’annullamento per vizi procedurali.

 


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Mario Calabresi
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