ROMA – Si chiama azionariato critico: si acquistano piccoli pacchetti azionari con i quali si acquisisce anche il diritto di partecipare alla vita dell’azienda quotata, interloquendo con il management, fino al diritto di parola e di voto nell’assemblea annuale degli azionist. Fondazione Finanza Etica svolge questa attività da 10 anni, con l’obiettivo di far riflettere azionisti e management sul significato ambientale, sociale e di politiche aziendali delle scelte economico-finanziarie compiute dall’azienda. L’obiettivo, in aziende problematiche o che hanno comportamenti contraddittori sotto il profilo ambientale e dei diritti umani e dei lavoratori, è quello di indurre cambiamenti di politiche verso la sostenibilità.

Tra gli azionisti delle Generali. E’ quello che è accaduto quest’anno quando abbiamo partecipato, per la prima volta, all’assemblea degli azionisti di Generali. La compagnia assicuratrice triestina, fra le maggiori in Europa, aveva annunciato di voler disinvestire 2 miliardi di euro di titoli di imprese impegnate nel carbone: scelta importante, ma incompleta (l’azienda dichiarava di mantenere gli investimenti “in quei paesi dove la produzione di energia elettrica o per il riscaldamento è ancora dipendente, senza alternative, nel medio periodo, dal carbone”, cioè Polonia e Repubblica Ceca) e contraddittoria (il Leone continuava ad assicurare gli impianti a carbone).

Si stimola la coerenza. Negli interventi che, insieme a Re:Common, abbiamo svolto durante l’assemblea generale degli azionisti dell’aprile scorso, chiedevamo maggiore coerenza e coraggio alla società, lasciando paesi problematici dal punto di vista delle fonti energetiche fossili come Polonia e Repubblica Ceca e cessando di assicurare le centrali e gli impianti a carbone. Suscitammo l’attenzione (e in alcuni anche l’irritazione) degli azionisti e del management dell’azienda, tanto che a margine dell’assemblea partecipammo ad un incontro informale richiesto dal Presidente Galateri e dall’Amministratore delegato Donnet in cui ci spiegammo le reciproche ragioni e ci impegnammo noi in un ingaggio continuo e rigoroso con il management e loro nel continuare nella strategia di disinvestimento.

Le scelte coraggiose di Generali. Siamo, dunque, lieti di registrare l’annuncio contenuto nella nota tecnica alla strategia sul cambiamento climatico secondo il quale Generali non fornirà più coperture assicurative per la costruzione di nuove miniere e centrali a carbone, senza alcuna eccezione. Una scelta di coerenza e di coraggio della società assicuratrice che la colloca fra le società all’avanguardia nel settore; ma che dimostra anche che l’azionariato critico può essere efficace e produrre cambiamenti significativi nei comportamenti delle aziende. Ma il lavoro non è finito qui. Perché di annunci si può anche morire. Nella prossima assemblea generale degli azionisti del 2019 chiederemo conto degli impegni assunti in questo 2018: saranno effettivamente dismessi i 2 miliardi di euro di equity di imprese carbonifere). Se sì, quali saranno le imprese disinvestite?

La verifica nel 2019. Saranno, all’aprile 2019, effettivamente stati investiti almeno parte di quei 3,5 miliardi nei settori green e della sostenibilità? Se sì, quali? Supporremo, visti gli annunci, che i nuovi impianti e miniere a carbone che Generali non assicurerà, saranno anche quelli da noi contestati in Polonia e Repubblica Ceca: questo sarebbe effettivamente un buon inizio per disinvestire anche da quelle imprese. Insomma, la nostra presenza di azionisti critici nella prossima assemblea degli azionisti sarà, come sempre, rigorosa ed esigente, anche se quest’anno partirà da un risultato positivo; per noi e per la società.

* Simone Siliani, direttore Fondazione Finanza Etica
 


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Mario Calabresi
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