Pierluigi Boschi, padre dell’ex ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, ha ottenuto l’archiviazione per l’accusa di falso in prospetto nell’inchiesta sul crac di Banca Etruria, di cui è stato consigliere di amministrazione e poi vicepresidente.

La notizia dell’archiviazione per falso in prospetto è stata raccontata oggi dalla cronaca aretina de La Nazione, che ha riportato i contenuti di un decreto del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Arezzo emerso ieri a margine dell’udienza preliminare per il falso in prospetto che vede, invece, imputati l’ex presidente di Banca Etruria Giuseppe Fornasari, Bronchi e il direttore centrale David Canestri, responsabile del risk management, cioè della struttura tecnica che si è occupata del doppio collocamento delle obbligazioni subordinate nell’estate e nell’autunno del 2013.

L’archiviazione per i bond di Banca Etruria, quelli finiti azzerati con il decreto salvabanche del 22 novembre 2015, è stata firmata dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Arezzo, Fabio Lombardo, il 18 ottobre 2018, su richiesta del pubblico ministero Julia Maggiore, che risale all’8 maggio precedente.

Dalle indagini della Guardia di Finanza è emerso un verbale del cda dell’aprile 2013 nel quale l’incarico di redigere il prospetto di collocamento per la Consob risulta delegato al direttore generale Bronchi. Secondo la Procura, la responsabilità delle eventuali false informazioni sono quindi dello stesso Bronchi che avrebbe agito di concerto con Fornasari e con Canestri, la figura tecnica di riferimento.

Di qui la scelta dei pm di chiedere il processo solo per loro tre, mandando in archivio tutti gli altri imputati, compreso Boschi.

E presto per Boschi senior, scrive sempre La Nazione, potrebbe arrivare una seconda richiesta di archiviazione, quella per la liquidazione dell’ex direttore generale dell’istituto di credito Luca Bronchi, formulata dalla Procura di Arezzo e che dovrà passare ora al vaglio del Gip del Tribunale di Arezzo.

 


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