DHAKA (AsiaNews) – Almeno 70 morti confermati e 41 feriti: è il bilancio dell’incendio divampato nella notte nella zona di Chawkbazar, a Dhaka, capitale del Bangladesh. Sebbene le cause del rogo siano ancora da accertare, un editoriale sul quotidiano locale The Daily Star già parla di “disastro annunciato”: le fiamme infatti si sarebbero propagate dal pian terreno di un edificio utilizzato come magazzino di sostanze chimiche e altamente infiammabili. Secondo diversi testimoni oculari e sopravvissuti, l’incendio è iniziato dopo una grande esplosione a Chawkbazar, un hub nella vecchia Dhaka, verso le 22.40. Secondo quanto è stato possibile accertare finora, l’incendio è esploso da un magazzino chimico al piano terra dell’edificio di cinque piani di nome Hazi Wahed Mansion. Le fiamme si sono presto diffuse in altri tre edifici, tra cui un centro sociale.

Il ministro delle industrie: “E’ stata una bombola Gpl”. Il ministro delle Industrie Nurul Majid Mahmud Humayun ha affermato oggi al “Daily Star” che l’incendio è stato causato dall’esplosione di una bombola di gas GPL e non da sostanze chimiche immagazzinate nel magazzino. “Quello che è successo ieri sera – ha detto – non ha niente a che fare con le sostanze chimiche. E’ stata una esplosione di bombole di gas GPL”. La bombola è esplosa mentre veniva consegnata e purtroppo il fuoco ha inghiottito il trasformatore elettrico nelle vicinanze e ha così anche causato l’esplosione”, ha affermato il ministro. L’intera area di conseguenza è diventata buia e si è trasformata in qualcosa di simile a una camera a gas.

L’odore di bruciato mischiato a quello dei profumi. Sul luogo dell’incidente – si legge su AsiaNews e sui quotidiani locali di Dhaka – l’odore di bruciato è forte. Nell’aria, oltre all’acredine dei resti carbonizzati, si sente un forte odore di profumo. Shydul Hossian, proprietario di un negozio andato distrutto, racconta ad AsiaNews: “Al momento dell’incendio non ero nel locale. Ho sentito persone che urlavano ‘A fuoco, a fuoco’ e mi sono precipitato. Tutto era in fiamme. Uno dei miei dipendenti è ancora disperso. Non so cosa gli sia accaduto”. Per domare le fiamme sono state necessarie 37 squadre antincendio. I pompieri sono riusciti a spegnere gli ultimi focolai intorno alle 3 di notte e sono tutt’ora alla ricerca dei dispersi. Le salme delle vittime sono state trasportate al Dhaka Medical College Hospital.

Le fabbriche e i negozi di Chawkbazar. Intanto i parenti delle vittime si accalcano nell’area dell’ospedale, ma per ora le autorità non consentono loro di vedere i defunti. Uno dei congiunti riferisce che suo fratello è morto nel rogo: “Lavorava in un negozio di Chawkbazar. Siamo in attesa di vedere il suo corpo”. Chawkbazar è un distretto storico della capitale, nella zona di Old Dhaka. L’area è affollata di negozi, fabbriche e depositi, usati soprattutto per stoccare i componenti chimici usati nell’industria della cosmetica, che qui è assai fiorente. Sebbene nel 2010 le autorità abbiano vietato i magazzini come quello andato in fiamme, scarsi controlli e carente regolamentazione facilitano gli incidenti.

Interrotte le operazioni di salvataggio dopo 14 ore. Dunque, secondo questa ricostruzione, la strage di 70 persone non avrebbe nulla a che fare con i prodotti chimici custoditi nell’edificio. Tuttavia, ha assicurato il ministro, saranno adottate misure necessarie, “senza perdere tempo”, per spostare molto presto i magazzini chimici dalla zona. Da stamattina (quando in Europa era ancora notte fonda: con il Bangladesh ci sono 5 ore di differenza in avanti) le autorità hanno interrotto le operazioni di salvataggio, dopo aver spento l’incendio a Chawkbazar. Il sindaco di Dhaka South City Corporation, Sayeed Khokon, ha interrotto ufficialmente le operazioni di salvataggio intorno alle 12:10 (ora locale) dopo quasi 14 ore di lavoro delle squadre di soccorso.

Inevitabile il ricordo della strage del Rana Plaza: 6 anni fa. Questa ennesima tragedia, riporta alla mente quanto avvenne il 24 aprile del 2013, sempre a Dhaka, al Rana Plaza, un edificio commerciale di otto piani, che crollò a Savar, un sub-distretto nella Grande Area di Dacca. Le operazioni di soccorso e ricerca si sono conclusero il 13 maggio con 1.129 vittime. Circa 2.515 feriti furono estratti vivi dal palazzo che ospitava, assiepate, alcune fabbriche di abbigliamento, una banca, appartamenti e numerosi altri negozi. Quando vennero viste le prime crepe sull’edificio, i negozi e la banca ai piani inferiori vennero chiusi, ma l’avviso di non utilizzare più i locali di quell’edificio venne letteralmente ignorato dai proprietari delle fabbriche tessili. Tutti i lavoratori tornarono a lavorare il giorno seguente, quando poi il palazzo venne giù, sbriciolandosi come un biscotto proprio nelle ore di maggiore presenza degli operai.

 




SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/solidarieta/rss2.0.xml