Ad incastrare i responsabili sono state le tracce ricostruite dai tabulati telefonici, che hanno mostrato la presenza di telefoni intestati a persone residenti a Cassano Murge (paese in cui vivono tutti e quattro gli indagati) davanti alla sede Amiu, nella zona industriale di Bari, nei giorni precedenti al delitto. Proprio lì, del resto, nel 2015 la Mariani aveva già fatto incendiare l’auto di Amedeo, che da anni cercava di interrompere la relazione clandestina. La donna, però, non si rassegnava – come ha spiegato il dirigente della Squadra Mobile, Giacinto Profazio – e ossessionava l’amante con centinaia di telefonate e messaggi, arrivando anche a creare un profilo facebook falso per contattare la figlia di Amedeo e rivelarle di essere incinta, anche se la circostanza non era vera.

La Mariani, stando a quanto ricostruito, aveva anche chiesto ad alcuni uomini di fiducia di provocare un incendio alla casa al mare del netturbino, a Nova Siri, ma il tentativo era andato a vuoto a causa di un controllo della polizia. All’inizio di aprile del 2017, l’uomo le aveva comunicato la volontà di chiudere la elezione una volta per tutte e lei – stando alle contestazioni – avrebbe ordito il piano omicida. A tale scopo aveva ingaggiato Margheriti, promettendogli 5.000 euro, e lui aveva coinvolto Baccellieri e Costantino. Quest’ultimo aveva procurato la vettura per raggiungere il deposito Amiu e la pistola.

Secondo la polizia, Baccelieri avrebbe sparato 4 colpi (che hanno raggiunto Amedeo al fianco,mal petto e al collo) mentre Margheriti guidava l’auto. Tale ricostruzione è stata confermata dai filmati delle videocamere dell’azienda municipalizzata, che hanno ripreso il delitto in diretta e poi dalla confessione di Costantini, che, quando ha capito di essere stato incastrato, ha deciso di collaborare con gli inquirenti.


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