Era gestita da uno dei luogotenenti di Savinuccio Parisi l’organizzazione criminale che truccava gli esami per il conseguimento delle patenti di guida, sgominata dalla polizia stradale con l’operazione “Mezzobusto”. Settantacinque gli esami che si sarebbero svolti in maniera irregolare, 70 le patenti (A,B e Cqc) sequestrate, 83 persone indagate, di cui 9 per associazione a delinquere finalizzata al conseguimento di titoli abilitativi alla guida di veicoli con metodi fraudolenti, 2 le autoscuole coinvolte, una a Bari e una a Altamura. 
 

Il giro d’affari era di 250mila euro, considerato che ogni patente ottenuta irregolarmente veniva pagata dai 2.500 ai 3.500 euro, in base alla tipologia di veicoli che dava il diritto di guidare. Le più ambite e costose erano quelle per il trasporto professionale merci su gomma. Gli aspiranti candidati erano per lo più giovanissimi, e “ad aggravare la pericolosità sociale del fenomeno, c’era  il fatto che ad aiutarli nelle spese e ad accompagnarli erano spesso i genitori”, come hanno sottolineato il dirigente della polizia stradale, Corrado Nappi, e il dirigente della sezione di pg Lorenzo Tedeschi.

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La “cabina di regia” di tutte le operazioni era ubicata in un appartamento del quartiere Japigia, dove su alcuni schermi venivano proiettate le immagini riprese da microcamere che i candidati indossavano il giorno in cui andavano a sostenere gli esami. Sui bottoni di polo e camicie (rigorosamente fornite dal sodalizio) erano montate le camere che  consentivano di riprendere le schede d’esame, affinché un tecnico informatico, che si trovava nella centrale operativa, potesse cercare le risposte giuste su internet e comunicarle ai candidati via telefono. I cellulari erano abilmente occultati nei vestiti e i micro-auricolari nei padiglioni auricolari.

A capo dell’associazione c’era un pluripregiudicato sessantenne molto vicino al clan Parisi, attualmente detenuto per associazione mafiosa, che aveva messo su una vera e propria impresa familiare, a cui partecipava il fratello, due figli e due nipoti nonche alcuni intermediari, che preoccupavano di individuare le persone che erano state bocciate più volte agli esami teorici di guida e cercavano facili scorciatoie per poterli superare. 

Nella centrale operativa sono stati sequestrati computer, routers, antenne, Sim, telefoni cellulari nonchéi classici manuali di scuola guida. Sono state inoltre trovate le strumentazioni che venivano letteralmente montate addosso ai candidati e identificata anche una donna trentottenne che interveniva nel caso in cui le candidate fossero donne per aiutarle a “vestirsi”. La vestizione – è stato ricostruito – avveniva a casa delle persone che dovevano andare a sostenere gli esami oppure in alcuni locali a disposizione dell’associazione, sempre a Japigia. L’inchiesta è stata coordinata dalla pm Luciana Silvestris e i provvedimenti di sequestro delle patenti conseguite illecitamente adottati dal gip Marco Galesi. 


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