Diecimila cittadini operati dal 2010 a oggi nelle cardiochirurgie venete, cioè un terzo del totale. A tutti loro la Regione invierà una lettera nella quale si chiede di contattare i reparti dove è stato fatto l’intervento. L’intenzione è quella di capire se sono necessari controlli sulla presenza nel loro organismo del Mycobacterium chimaera, un batterio pericoloso per l’uomo e in grado di manifestarsi anche molto tempo dopo essere entrato nell’organismo. Il micro organismo, è stato chiarito, è stato trasmesso ad alcuni malati attraverso i macchinari usati per gli interventi cardiochirurgici.

A decidere di scrivere le 10 mila lettere è stato il gruppo tecnico messo in piedi dalla Regione Veneto “per la prevenzione e la gestione delle infezioni in soggetti sottoposti a intervento cardiochirurgico”. Il batterio chimera, spiegano sempre dalla Regione, è stato trovato nei macchinari dell’azienda LivaNova e ha provocato 16 casi di infezione (di cui 14 in Veneto) con 6 decessi. “I pazienti riceveranno una scheda informativa contenente le informazioni sui sintomi e l’indicazione dei numeri di telefono da contattare per qualsiasi evenienza e per gli eventuali approfondimenti clinici necessari. I macchinari presenti nelle cardiochirurgie di tutti gli ospedali veneti sono già stati messi in sicurezza e, in alcuni casi, sostituiti. La Regione Veneto si sta tutelando nei confronti della ditta produttrice”. Secondo la ricostruzione del gruppo di esperti, il micro organismo “sembra essersi annidato già nel sito di produzione del dispositivi, quindi antecedentemente all’installazione in sala operatoria”. La Regione Veneto, in caso di provvedimenti giudiziari, ha annunciato che chiederà di essere ammessa come parte civile.

Il mycobacterium chimaera, dicono dalla Regione, è generalmente non pericoloso per la salute umana. “Rari casi invasivi di infezione sono stati riscontrati in Europa e negli Stati Uniti, associati all’utilizzo di dispositivi di raffreddamento/riscaldamento necessari a regolare la temperatura del sangue durante interventi cardiochirurgici in circolazione extra corporea”. Il Veneto e l’Emilia-Romagna, l’altra Regione dove si sono registrati dei casi, hanno organizzato un monitoraggio microbiologico sui dispositivi sospettati di aver trasmesso il batterio.


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Mario Calabresi
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