Oltre 750 storie di beni confiscati alla mafia in Italia sono raccontate da Confiscati Bene 2.0, portale nazionale per la trasparenza e la promozione del riutilizzo dei beni presentato oggi -20 novembre – a Roma, nella sala Egeo dell’Istituto per l’Enciclopedia italiana. Il sito, realizzato dall’Associazione Libera e da OnData, con la collaborazione di Fondazione Tim, parte dai dati con l’obiettivo di tracciare il destino di tutto il patrimonio che lo Stato ha sottratto ai boss. Ville, appartamenti, terreni, aziende, negozi, auto di lusso, opere d’arte. Dal 1996 a oggi – cioè dall’introduzione della legge sul riuso sociale dei beni confiscati – sono stati 23.000 i beni tolti alla malavita. Di questi 14.000 sono stati restituiti alla comunità. Che ne è degli altri 9.000? Come si può intervenire perché neanche un metro quadrato sottratto alle cosche venga abbandonato?

“Confiscati bene” cerca di rispondere a queste domande mettendo insieme i numeri che arrivano dall’Agenzia nazionale dei beni confiscati, arricchendoli con le informazioni di associazioni, cooperative, Comuni, Province, Regioni e cittadini. 
“Restituire i beni alla comunità”, è il titolo dell’incontro che accompagna la presentazione del portale. Seduti nella sala Egeo, fra gli altri, ci sono Franca Imbergamo (sostituto procuratore nazionale della Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo), Stefano Caponi (Agenzia nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata), Loredana Grimaldi (direttore generale di Fondazione TIM), Davide Pati (associazione Libera), Andrea Borruso (presidente associazione OnData), Gianpiero Cioffredi (presidente Osservatorio sulla legalità e la sicurezza della Regione Lazio). 

A Davide Pati è affidato il compito di ricordare la storia della legge sul riuso sociale dei beni. 1982: Pio La Torre viene ucciso da Cosa Nostra dopo aver dato all’Italia la legge sulla confisca del patrimonio dei mafiosi. 1995: nasce l’associazione Libera guidata da don Luigi Ciotti che raccoglie il milione di firme a sostegno di un disegno di legge che prevede che i beni confiscati vengano dati ai cittadini. “Restituire il maltolto” è lo slogan che porta alla legge 109-96.
A più di venti anni di distanza come è la percezione degli italiani in materia di beni confiscati? “Un mese fa proprio in questa sala – dice Pati – abbiamo presentato una ricerca da cui emerge che il 36% degli intervistati non è a conoscenza dei beni confiscati nella propria regione. Il 39 non è a conoscenza di progetti di riutilizzo. Otto intervistati su dieci riconoscono ai beni confiscati un valore per il territorio”.

Gianluca De Martino di OnData racconta la genesi del progetto “Confiscati Bene”. “Il portale nasce quattro anni fa, dall’idea di cittadini di incontrarsi a un tavolo e di fare trasparenza. La prima mail che ricevemmo fu di un agricoltore di Caserta che chiese come fare a gestire un bene accanto al suo terreno. Lo aiutammo mettendolo in contatto con Libera”.
Poi nel 2015 la Fondazione Tim decide di sostenere il sito e dopo tre anni di lavoro si arriva alla versione 2.0.
“La novità di Confiscati Bene 2.0 – spiega De Martino – sta nella raccolta delle schede sui singoli beni confiscati, censiti e mappati. Il database parte da oltre 750 esperienze già documentate e si arricchirà di contenuti, segnalazioni, foto, report di monitoraggio dei cittadini”.
 
“L’idea di partenza – ribadisce De Martino – è che nessuno da solo può risolvere il problema dei beni abbandonati. Per questo cittadini, gestori di beni, amministratori locali sono i tre attori protagonisti del nostro sito”. Obiettivo è mappare tutti i 14 mila beni confiscati e destinati e farsi aiutare dai cittadini. C’è un blog che raccoglie notizie dalla Calabria all’Alto Adige, c’è una redazione formata da Libera e Ondata che ha il compito di verificare e controllare le notizie. Un cittadino può accedere alla sezione “Monitora bene”: da qui può inviare una segnalazione, chiedere spiegazione sul perché uno stabile è in disuso o sul perché una attività è stata sospesa. 
La sezione “Partecipa” è una grande community, un luogo dove gli studenti possono chiedere aiuto per una tesi di laurea, uno spazio dove pubblicare i bandi di gara.
Si possono scaricare moduli precompilati con cui chiedere a un Comune di pubblicare online l’elenco dei beni confiscati così come previsto dalla legge sulla trasparenza. Alla voce glossario si trovano spiegate le parole un po’ ostiche per i non addetti ai lavori.

Secondo la magistrata Franca Imbergamo, il nuovo sito “Confiscati bene” aiuterà a fare trasparenza anche sulla scelta degli amministratori giudiziari. Poi la magistrata che fu pubblico ministero al processo per la morte di Peppino Impastato chiama in causa il decreto sicurezza approvato una settimana fa in Senato che apre alla vendita dei beni che non si riescono ad assegnare. “Non ci possiamo permettere il ritorno dei beni ai mafiosi – ammonisce Imbergamo –  Ci sono beni che non riescono a essere assegnati proficuamente ma la soluzione non mi pare ancora soddisfacente, servono investigazioni giudiziarie”.
La mafia – ricorda Imbergamo – vuole lucrare, fare profitti, controllare il territorio. Sottrarle le ricchezze e farle diventare patrimonio dei cittadini resta l’arma più forte che abbiamo per fronteggiarla. 
Lo dimostrano le storie raccolte da “Confiscati Bene”. Come quella della Collina della pace a Roma, nata su un terreno oggetto di speculazione edilizia da parte della banda della Magliana e che oggi ospita una biblioteca di oltre trentamila libri.


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Mario Calabresi
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