I carabinieri di Treviglio (Bergamo) hanno eseguito una misura cautelare di allontanamento dalla casa familiare e divieto di avvicinamento nei confronti di un ex imprenditore italiano di 60 anni, di Capriate San Gervasio, accusato di anni di insulti, minacce e percosse nei confronti dell’ex convivente di 55 anni.
La coppia stava assieme da trent’anni, ma i comportamenti dispotici erano peggiorati con il passare del tempo: la vittima aveva sporto alcune denunce per poi ritirarle nella speranza che il convivente cambiasse, cosa purtroppo però mai avvenuta. Negli ultimi tempi si è fatta coraggio, denunciando tutto ai carabinieri.

Le indagini hanno portato alla luce anni di violenze, angherie e minacce. Lo scorso luglio la donna era stata scaraventata a terra, al culmine di un violento litigio, e aveva battuto la testa. A ottobre, invece, era stata colpita da un pugno alla schiena e poi il sessantenne aveva tentato di strangolarla: aveva desistito soltanto dopo l’intervento del figlio 25enne. Sempre a ottobre l’uomo aveva sferrato una testata in pieno volto alla ex, procurandole così una frattura scomposta alle ossa nasali. In più occasioni l’aveva poi minacciata di morte: “E’ inutile che chiami i carabinieri, tanto non faranno in tempo a salvarti”, le diceva spesso.

In una circostanza, proprio per evitare che chiamasse i militari, le aveva sottratto il cellulare e rotto la sim card.

Non solo. L’uomo era riuscito anche a costringere la donna a licenziarsi. E anche la madre della vittima era stata minacciata e aggredita. Lanci di oggetti, tra cui una fioriera in un caso, erano all’ordine del giorno. In un’altra occasione, l’uomo ha gettato dalla finestra il computer del figlio, ritenendo che lo stesso lo usasse troppo. La donna era stata a volte anche costretta a rifugiarsi a casa di amici e familiari. Il compagno le aveva poi sottratto degli ori per venderli ai compro oro. E, ancora, le era stato sottratto il bancomat perché non potesse prelevare, mentre un’altra volta la donna aveva trovato del diserbante nel cestino del pranzo, scoprendo da un agricoltore suo amico che gli era stato chiesto dal marito.
A volte, l’uomo, umiliandola, le diceva che era la sua “serva”, incitando anche il figlio a trattare male la madre.
La donna, oramai in uno stato di profondo dolore e prostrazione, aveva iniziato anche ad assumere dei calmanti per contenere l’ansia e il malessere provato per tutto quello che aveva subito.


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml