E’ sempre controcorrente la vita di don Andrea Giordano, 60 anni, sacerdote, padre, geometra e, per certi versi, pure barista. Nel 2016 fu sospeso per sei mesi dal servizio sacerdotale dall’allora vescovo di Biella, Gabriele Mana, ma da allora nulla è cambiato nella vita di quest’uomo singolare, che combatte per una Chiesa vicina agli ultimi e che allontani dal proprio interno figure responsabili di comportamenti negativi. La sua sospensione avvenne infatti soprattutto a causa di una polemica legata alla presenza, nel Triverese, di un anziano sacerdote condannato in Brasile per episodi di abusi sessuali. All’epoca don Giordano scriveva sul suo blog “chiesacontrocorrente” lettere di fuoco che ovviamente non piacquero ai vertici della diocesi biellese.
 
“Non è stato l’unico caso – spiega don Andrea -. Anni fa presentai in procura la segnalazione di diversi ragazzi, che su Facebook, ricordavano tra di loro i comportamenti equivoci di un sacerdote durante dei campi estivi. Le autorità mi dissero che gli episodi si riferivano a diversi anni prima e tutto era ormai  prescritto”. “Credo in una Chiesa che difenda i più deboli, che non faccia politica e che aiuti il prossimo attraverso la fede.
Da questo punto di vista da Papa Francesco mi aspettavo più spiritualità e meno attenzione alla vita sociale e politica ” aggiunge don Andrea Giordano, dal suo studio professionale, proprio sopra il bar dei suoi ragazzi. “Ricevo segnalazioni, lettere anonime e informazioni. Io mi consiglio con un sacerdote anziano sul da farsi. Spesso sono combattuto: lasciare perdere o rivolgermi alle autorità. E come? Così finisco per scrivere. Una volta si presentò la Polizia di Stato. Io dissi: quello che so l’ho scritto. Le indagini fatele voi, adesso” aggiunge, amaramente. “Non ho più avuto loro notizie” conclude, infatti, il sacerdote.
 
La data simbolo della svolta nella vita di questo prete contro corrente è il 1 maggio del 1999, quando la moglie Anna muore a causa di un tumore. Don Giordano decide quindi di intraprendere un cammino di fede che lo porterà agli abiti talari nel 2012, concessi proprio da monsignor Mana, con cui entrerà molte volte in conflitto per la sua gestione della
Diocesi sotto il Mucrone. 

La tonaca modifica comunque solo in parte la vita di Andrea Giordano, che infatti continua a portare avanti il suo studio da geometra, mentre i figli gestiscono il centrale e rinomato bar “Magnino” di via Italia, rilevato dal 2008. “Come faccio a fare tutto? Rischio di fare tutto male, perché la vita del sacerdote oggi è anche molto impegnativa. Per fortuna i miei tre figli (Nicolò ha 31 mentre i gemelli Pietro e Filippo 27) sono adulti e se la cavano benissimo da soli, anche se mi tengono aggiornato sull’andamento dell’attività”.
 
“Celebro messa in diverse parrocchie, tutte le settimane, facendo in pratica il tappa buchi per la Diocesi – spiega don Giordano, dal tono per nulla dispiaciuto -. Spesso sono al quartiere Piazzo di Biella, molte volte vado a Ponderano e mi capita pure di recarmi in un convento di monache di clausura a Trivero. So di essere una figura tollerata e non amata dai vertici ecclesiastici biellesi.  Avrei molto da dire se il nuovo vescovo mi ricevesse: da Oropa al ricambio o alla turnazione dei vertici della Diocesi e tanto altro. Papa Francesco nell’ultima Conferenza Episcopale ha raccomandato ai vescovi disponibilità immediata con i sacerdoti; ma malgrado gli abbia scritto più volte in questi 9 mesi dal suo ingresso non ho ancora potuto godere della sua ospitalità”.


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop