VENEZIA. “Che esperienza da sogno”, scrivevano i turisti nelle recensioni online. Dormire in uno yacht, a meno di venti minuti a piedi da Piazza San Marco. “Trascorsi due giorni in tutto relax, coccolati dalle onde”, annotava lo scorso marzo Marco A, dopo un weekend a Venezia a bordo di uno yacht di 30 metri, ormeggiato in città e battente bandiera maltese. Quel che gli entusiasti turisti non potevano sapere è che, quelle imbarcazioni, molte di lusso, trasformate in veri e propri alberghi, erano abusive.

Questo almeno ritiene la procura di Venezia che ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari il sequestro preventivo di 14 yacht e dell’intera darsena Marina di Sant’Elena, nel sestiere di Castello. I sigilli sono stati messi ieri dal nucleo Natanti dei carabinieri e dai finanzieri del reparto operativo aeronavale che hanno chiuso quello che l’inchiesta della procura, coordinata dal pubblico ministero Giorgio Gava, ritiene essere un grande albergo galleggiante privo delle necessarie autorizzazioni, per un totale di quasi cento posti letto. Ieri, quando carabinieri e finanzieri sono entrati nelle barche, hanno dovuto spiegare ad attoniti turisti che la loro vacanza in barca finiva così.

Una forma di turismo che va sotto il nome di boat&breakfast, e che sta prendendo piede lungo le coste italiane: le barche si possono prenotare come normali stanze d’hotel sulle principali piattaforme, come booking o Expedia, e a bordo o a terra sono garantiti tutti i servizi. Un modo di pernottare diverso, e che se in alcune parti d’Italia può essere una formula per attirare visitatori, a Venezia non fa che aumentare la pressione turistica, già altissima, sulla città. Ma che soprattutto, stando all’inchiesta, era stato organizzato in modo abusivo, con lo sversamento di liquami in laguna senza le autorizzazioni necessarie, in un’area dall’equilibrio fragile, e sottoposta a vincolo ambientale.

“L’autorità ricettiva”, scrive in modo netto il gip Francesca Zancan nel decreto di sequestro, “è svolta in assenza della necessaria preventiva autorizzazione”.  La darsena Marina, ricostruisce il decreto, è autorizzata per l’esclusivo ormeggio delle barche. Ma era stata attrezzata anche con alcune aree a servizio dei turisti, dai bagni al tendone per la prima colazione. Perché, anche se le barche sono provviste di cucina e servizi, in molti casi era possibile prenotare anche solo una cabina, usufruendo poi dei servizi a terra. 

Sono 25 le persone indagate, veneti e lombardi, tra proprietari delle barche e responsabili della darsena. Tra questi Stefano Costantini, titolare della Cantiere Celli, società che gestisce la darsena. “Faccio fatica a crederci”, spiega, “ci contestano un vero e proprio abuso edilizio ma queste sono barche commerciali, che possono essere affittate i turisti con lo skipper, per navigare, ma anche senza. Siamo già al lavoro per chiedere il dissequestro”. 


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