SANTA TERESA DI GALLURA Tra il 22 e il 25 agosto non ci saranno i concerti del tramonto, né quelli all’alba. “Musica sulle bocche”, il festival jazz che deve il nome allo stretto delle Bocche di Bonifacio – in cui è stato di casa dalla nascita – è pronto a traslocare, sfrattato dal suo luogo di nascita. La diciottesima edizione, già annunciata sul sito ufficiale, non si farà lì tra Capo testa e Rena bianca. Perché il paese gallurese che conta meno di 5mila abitanti è diventato un caso di geopolitica dopo le accuse di antisemitismo rivolte al fondatore e direttore artistico, il musicista Enzo Favata, da parte del flautista israeliano Eyal Lerner.

In una chat privata tra la sua assistente e Favata alla richiesta di partecipazione – arrivata fuori tempo massimo – il padrone di casa ha aggiunto, oltre alla motivazione tecnica: “Ma le devo dire che la politica di Musica sulle Bocche, boicotta qualsiasi artista israeliano o sionista per via dell’atteggiamento su Gaza e sui territori palestinesi occupati”. Quelle parole sono diventate pubbliche, ne sono seguite polemiche sui social network, le scuse ufficiali e un invito riparatore. Ma non è bastato: l’amministrazione comunale ha prima sospeso poi, due giorni fa, ha annullato l’evento. Niente appuntamento e niente impegno economico pari a 40mila euro.

La decisione è stata discussa in giunta e in un consiglio comunale aperto alla cittadinanza, con l’accordo anche della minoranza: “Anche se Favata ha parlato di un travisamento – spiega il sindaco, Stefano Pisciottu – quelle dichiarazioni sono state divulgate e smentite in modo goffo, volevamo dare un segnale netto: sono inaccettabili. Non possono essere associate al nostro Comune. Non si vuole correre il rischio di diventare il luogo dove non si condannano atti discriminatori in contesti culturali finanziati con soldi pubblici”. Nessuno screzio precedente con la gestione dell’evento più importante per il territorio, assicura il primo cittadino, orientamento centrosinistra, eletto nel 2015 con una lista civica.

Lo strappo non è piaciuto a molti cittadini, di certo non agli albergatori che hanno cercato di far arrivare le parti a “una soluzione condivisa” senza successo. Sindaco e direttore artistico hanno parlato durante una riunione convocata tra i sostenitori di Musica sulle bocche. Niente da fare: le posizioni sono rimaste le stesse. Sul fronte organizzativo gli aggiornamenti ufficiali si trovano sulla pagina Facebook del festival: un messaggio accompagnato da un video. Parole di ringraziamento e la conferma delle date “in altre località della Sardegna”. “Si farà, certo, altrove – spiega Favata – . L’isola è piena di luoghi incantevoli. Sono io la vera vittima, ho solo dato una risposta di pancia in una chat: da lì la strumentalizzazione. Mi sono scusato e ho ricevuto il parere dell’Unar”.

La posizione dell’Ufficio nazionale discriminazioni razziali stempera il caso: “Eppure il sindaco non ne ha tenuto conto. Chi mi conosce, chi conosce la mia storia, sa che al mio festival suonano tutti: ebrei, israeliani, palestinesi: è assurdo”. Di fatto i due – Favata e Lerner – non si sono incontrati, né hanno parlato al telefono. Lerner: “Niente di personale con Favata – spiega – bensì con il fenomeno sempre più diffuso in Europa. Una discriminazione che nasce dalla mancata conoscenza”. E plaude alla decisione del sindaco: “Un atto coraggioso, una scelta difficile, di coerenza civica”.


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