“Cittadini che fanno irruzione nelle sedi dei servizi sventolando articoli di giornale, avvocati che minacciano di sollevare nuovi scandali e sgominare fantomatiche associazioni a delinquere, operatori filmati, fotografati, minacciati, lesi nella loro dignità personale e professionale”. E’ la situazione che, stando a quanto raccontano i Cobas, si trovano a vivere molti operatori sociali del Comune di Bologna a seguito dell’inchiesta “Angeli e demoni” sui servizi della Val d’Enza. “In questi ultimi giorni stiamo raccogliendo numerose segnalazioni da parte degli operatori”, scrivono in una nota i delegati Cobas del Comune, che parlano di “gravi ripercussioni sul lavoro di tutta la comunità professionale non direttamente implicata negli episodi oggetto di indagine”.

Gli operatori bolognesi si trovano “sottoposti a forti pressioni e chiamati costantemente a documentare e rendicontare il proprio operato per i meccanismi stessi del sospetto, che in modo strisciante diventa pervasivo e insidia ogni cosa”, afferma il sindacato di base, denunciando una vera e propria “caccia alle streghe”. Come organizzazione sindacale “vogliamo ribadire una ferma condanna verso chi sarà dichiarato responsabile, ma anche riportare le riflessioni e le preoccupazioni degli operatori nella nostra città riguardo le conseguenze di questo clima di sfiducia e delegittimazione dell’operato dei servizi sociali ed esprimere la nostra solidarietà a tutti coloro che svolgono il proprio lavoro nel rispetto dei principi deontologici e dell’umanità che incontrano”.

I Cobas puntano il dito contro il “circo mediatico che oramai ha assunto i chiari tratti della speculazione politica, con dichiarazioni gravi e disinformate non tanto sui fatti, che sono oggetto di indagine pertanto coperti dal segreto istruttorio, quanto sulle specifiche nozioni in tema di lavoro sociale e tutela dei minori”. Per il sindacato è necessario “riportare il dibattito ad un livello critico, prima che si scivoli verso una psicosi di massa”, visto che “il dibattito mediatico e politico in corso getta un’ombra pesante di discredito sul lavoro di tutti, anche dei lavoratori sociali totalmente estranei ai fatti di cronaca che sentono di svolgere il proprio lavoro con responsabilità a tutela dei cittadini fragili e nel rispetto dell’umanità che incontrano”.

Quello che per i Cobas è un vero e proprio “fuoco incrociato di accuse di cittadini, istituzioni e politica contro gli operatori sociali – si legge nel comunicato – ha già ora la pericolosa conseguenza di inibire l’operato degli assistenti sociali stessi verso l’impotenza ed uno stile difensivo, oltre ad esporli a rischi per la loro incolumità ed ai processi in piazza”.

“Sul caso Bibbiano c’è stata irresponsabilità da parte della politica che ha voluto solo prendere qualche voto in più”, dice il presidente della Regione Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, a “Ma cos’è quest’estate” su Radio 24 di Elisabetta Fiorito. “In un Paese civile e democratico – prosegue Bonaccini – è la magistratura che deve fare le inchieste e per chi ha sbagliato infliggere condanne esemplari”.


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