BOLOGNA – Più volte ha ricattato il parroco: “Dammi i soldi o diffondo i nostri video al vescovo e ai parrocchiani”. E più volte lui ha pagato, sborsando in tutto 2.400 euro. Fino a quando il religioso non ha retto più e ha denunciato tutto ai carabinieri. Ieri il gup Domenico Pansa gli ha dato ragione: una ragazza rumena di 29 anni è stata condannata a 2 anni e 8 mesi per estorsione. Due complici, il fratello e la sua ragazza, sono stati condannati a 8 mesi per violenza privata per aver tentato di far ritirare la denuncia al prete, nel frattempo trasferito fuori città in un posto più tranquillo.

I fatti sono avvenuti tra il 2015 e il 2016. Le versioni, ovviamente, divergono. Da un lato c’è la ragazza in difficoltà economIche che conosce il prete e gli chiede aiuto. Fino a passare ad altro, come i massaggi alla schiena filmati dalla donna e usati come arma di ricatto. Secondo lei, invece, l’uomo si era innamorato e non voleva che tornasse in Romania.

Il gup l’ha condannata  assieme ai complici ma l’avvocato Gennaro Lupo, che difende tutti e tre, aspetta le motivazioni per valutare il da farsi. Perché a suo parere ci sono elementi che non tornano: “Se il parroco non aveva un rapporto sentimentale ma solo economico perché teneva una sua foto sul cellulare?”. E ancora, fa notare il legale, c’è quel blitz organizzato dal prete assieme alle forze dell’ordine per consegnare alla donna dei soldi e beccarla in flagrante. Un incontro al quale lei non si è mai presentata: “Ha bisogno di denaro, lo estorce e poi non ci va?”. Ultima contraddizione: “Lei, quando è stata interrogata, ha detto che c’era una relaziine sentimentale e che il parroco le ha dato ben 30mila euro. Nella sua posizione che senso aveva rivelare una cifra così alta?”.

Dopo essere stata in carcere e ai domiciliari, la donna è oggi libera.


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