ROMA – E’ allarme nel Nord del Brasile: circa diecimila cercatori d’oro hanno invaso le terre yanomami  diffondendo la malaria nella regione e inquinando molti fiumi con il mercurio. “Il razzismo di Bolsonaro ha conseguenze tragiche” commenta Stephen Corry, Direttore Generale di Survival International. “Bolsonaro è contento di stare a guardare mentre le persone muoiono e la foresta viene distrutta. Solo la mobilitazione dell’opinione pubblica – a livello nazionale e internazionale – potranno fermarlo. La corsa all’oro sta devastando gli Yanomami che già trent’anni fa, durante l’ultima fase della febbre dell’oro, furono attaccati”.

Cosa sta succedendo. Gli Yanomami sono una delle più numerose tribù del Sud America a vivere in relativo isolamento. In trentacinquemila abitano nelle foreste pluviali e sui monti al confine tra il Brasile settentrionale e il Venezuela meridionale.  Migliaia di cercatori d’oro (garimpeiro) lavorano illegalmente nella terra yanomami, trasmettendo malattie mortali come la malaria e inquinando i fiumi e le foreste con il mercurio. Gli allevatori di bestiame stanno invece invadendo e deforestando la striscia orientale del loro territorio, in Brasile. All’inizio di quest’anno, gli indigeni del Brasile – dopo che il Presidente Bolsonaro ha di fatto dichiarato guerra ai loro diritti – hanno guidato la più grande protesta internazionale mai realizzata.

Diecimila cercatori d’oro. Secondo l’associazione yanomami “Hutukara” sarebbero diecimila i cercatori d’oro che stanno costruendo insediamenti e piste di atterraggio, con  effetti devastanti sulla pesca e la caccia, da cui gli indigeni dipendono per i loro mezzi di sussistenza. Dice Davi Kopenawa, noto come il “Dalai Lama della foresta”: “Quattro dei nostri fiumi,  Uraricoera, Mucajaí, Apiaú e Alto Catrimani, sono inquinati. La situazione sta peggiorando, arrivano sempre più minatori.  Non portano niente di buono, portano solo problemi. La malaria qui è già aumentata, e ha ucciso quattro dei nostri bambini”.
 Gli Yanomami incontattati.  Il Funai, il dipartimento del governo brasiliano per gli affari indigeni, ha insediato una squadra nell’area per accertare dove sono i Moxateteu (gli Yanomami in contattati) e quanti sono, senza entrare in contatto con loro.  Si pensa che i Moxateteu vivano nella parte del territorio con la maggior concentrazione di minatori illegali. Per loro, il contatto con i minatori potrebbe essere pericolosissimo:  i Moxateteu non hanno sviluppato difese immunitarie per resistere alla malaria ed alle altre malattie che stanno diffondendo i cercatori d’oro.

Il precedente. Il primo contatto stabile tra gli Yanomami e gli esterni è avvenuto nel 1940 quando il governo brasiliano inviò delle equipe per delimitare la frontiera con il Venezuela. Subito dopo, le prime epidemie di morbillo e influenza che uccisero molti Yanomami.    Nei primi anni ‘70 il governo militare decise di costruire una strada attraverso l’Amazzonia, lungo il confine settentrionale. Le ruspe irruppero nella comunità di Opiktheri senza nessun preavviso. Due villaggi furono letteralmente spazzati via da malattie verso cui gli abitanti non avevano difese immunitarie.   Tra la fine degli anni ’80 e l’inizio degli anni ’90, il 20% della popolazione yanomami del Brasile morì per le malattie importate dai minatori durante una precedente corsa all’oro.

La battaglia con il Congresso. Dopo una lunga campagna internazionale guidata da Davi Kopenawa Yanomami,  Survival e la CCPY (Commissione Pro Yanomami), nel 1992 il territorio yanomami del Brasile venne  demarcato come “Parco yanomami”. Oggi, i territori yanomami di Brasile e Venezuela costituiscono insieme il più grande territorio indigeno forestale al mondo. Davi Kopenawa, il principale portavoce degli Yanomami e presidente dell’Associazione yanomami “Hutukara”:  “Il nostro popolo non vuole che il Congresso nazionale approvi la legge consentirà l’attività mineraria su larga scala nei territori indigeni mettendo in grave pericolo gli Yanomami e altre tribù isolate del Brasile.  Non abbiamo intenzione di accettare questa legge. La nostra terra deve essere rispettata. La terra è il nostro patrimonio, un patrimonio che ci protegge. L’attività mineraria distruggerà la natura. Devasterà i ruscelli e i fiumi, ucciderà i pesci e l’ambiente – e ucciderà anche noi. E porterà nella nostra terra malattie mai esistite prima”


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