Se uno degli effetti collaterali descritti nei bugiardi dei medicinali si verifica, al di là della gravità e della rarità della patologia, le case farmaceutiche non sono tenute a risarcire il paziente. Neanche quando, non conoscendo le cause scatenanti della patologia, il paziente non è nella condizione di valutare i rischi dell’assunzione.

Lo ha stabilito la Cassazione, accogliendo il ricorso di tre gruppi industriali condannati dalla Corte di appello di Brescia a risarcire 220mila euro a un uomo che, dopo l’assunzione di un antibiotico, il “Neoduplamox”, prescritto per una banale ferita lacero contusa alla mano destra, aveva sviluppato la rarissima Sindrome di Lyell, una necrosi della pelle.

Nessuno risarcirà l’uomo per la grave patologia: non la multinazionale Procter & Gamble che distribuisce il farmaco (avrebbe dovuto pagare salvo poi rivalersi); non il gigante assicurativo Hdi Global Se, Gruppo Talanx, leader nelle assicurazioni di multinazionali; né infine il produttore Smithkline Beecham, gruppo Glaxo, tra le prime industrie farmaceutiche mondiali.

La sentenza depositata oggi – la n. 6587 – stabilisce che i danni collaterali prodotti dal farmaco non sono imputabili ai soggetti coinvolti se hanno adeguatamente – e con informazioni aggiornate – segnalato la possibilità dell’effetto indesiderato nelle indicazioni di accompagnamento al farmaco. Secondo il giudice di merito, invece, la circostanza che gli effetti indesiderati – riscontrabili con una percentuale di uno su un milione di casi, – fossero segnalati nel foglietto illustrativo non costituiva prova liberatoria, ‘essendo ignote le cause dello scatenarsi della sindrome’. Soltanto la segnalazione delle cause infatti avrebbe messo il paziente in condizioni di valutare ‘il rischio dell’assunzione’ del prodotto.

Un ragionamento bocciato dalla Terza sezione civile secondo cui dall’articolo 2050 del codice civile, quello sulla responsabilità per danni causati da attività pericolose, non si può in alcun modo dedurre che ‘a fronte di un effetto indesiderato di cui non si conosca la matrice, l’azienda farmaceutica debba optare tra l’assunzione dei rischi’, con una responsabilità di tipo sostanzialmente oggettivo, ‘e la rinuncia alla produzione e alla commercializzare del prodotto’.
 


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