PHNOM PENH (AsiaNews/Agenzie) – Le famiglie di circa 500mila agricoltori – si apprende da Asianews – si trovano in forti difficoltà economiche a causa delle tariffe che l’Unione Europea (UE) ha imposto sul riso cambogiano. Lo afferma un comunicato della Federazione del riso della Cambogia (Crf). I dazi di Bruxelles ed il conseguente calo delle esportazioni gravano sull’indotto agricolo del Paese, già provato dalla grave siccità che i contadini hanno dovuto fronteggiare nei primi mesi dell’anno. Sui rapporti economici tra Phnom Penh e l’Ue incombe anche la revisione dello status commerciale privilegiato, di cui la Cambogia ha finora beneficiato.

Le tutele dei produttori UE che danneggiano i cambogiani. Nel gennaio scorso, il blocco europeo ha imposto dazi per tre anni sul riso proveniente dalla Cambogia e dal Myanmar. L’obiettivo del provvedimento è tutelare i produttori dell’UE, a seguito di un aumento delle importazioni dai due Paesi asiatici. Nei sei mesi successivi, secondo la Crf le esportazioni verso l’Europa sono calate a 93mila tonnellate – la metà rispetto allo stesso periodo del 2018. “Le conseguenze di ciò – si legge nella nota – si sono fatte sentire sulla maggior parte delle 500mila famiglie che producono il riso di varietà jasmine e a grano lungo. Ma queste tipologie di cereale sono geograficamente specifiche e non competono in modo diretto con i prodotti coltivati nell’UE”.

I dubbi sul rispetto dei diritti umani in Cabogia. A febbraio, Bruxelles ha anche avviato un processo di 18 mesi che potrebbe portare alla sospensione dell’accesso Everything but arms (Eba – “Tutto tranne le armi”), un’iniziativa dell’UE per cui tutte le importazioni in Europa dai paesi meno sviluppati sono esenti da dazi doganali e senza quote, ad eccezione degli armamenti. L’Eba è entrato in vigore il 5 marzo 2001. L’obiettivo è incoraggiare lo sviluppo dei paesi più poveri del mondo. Tale procedimento è separato dalle tariffe sul riso ed è motivato dai dubbi europei sul rispetto dei diritti umani in Cambogia.

I prodotti che non possono essere esportati. Il blocco riguarda un terzo delle esportazioni della Cambogia, compresi capi di abbigliamento, calzature e biciclette. Ad aprile, il primo ministro cambogiano Hun Sen ha affermato che la Cina – suo più stretto alleato – è disposta a sostenere la nazione, qualora l’Ue ritirasse l’Eba. Secondo quanto affermato dal premier sui social media, Pechino ha accettato di importare 400mila tonnellate di riso cambogiano. Lo scorso luglio, il Secretariat of One Window Service for Rice Export Formality, ente composto da funzionari di governo e rappresentanti del settore privato, ha affermato che da gennaio le esportazioni di riso in Cina sono aumentate del 66%, arrivando a 118.401 tonnellate.


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Carlo Verdelli
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