ROMA – La legge c’è, ma al di fuori della capitale non viene applicata. Così le vittime di attacchi con l’acido sono abbandonate a se stesse: senza cure, senza giustizia e senza tornare mai più alla normalità.
I passi avanti fatti nel 2012 con l’approvazione della legge per limitare la concentrazione dell’acido in vendita e garantire assistenza medica gratuita sembrano circoscritti alla capitale cambogiana. Sebbene il numero degli attacchi siano diminuiti, ancora la strada per proteggere le vittime è lunga. 

La denuncia. A denunciare il cortocircuito tra legge e implementazione è l’ong statunitense Human rights watch che in un rapporto punta il dito contro il governo di Phnom Penh colpevole di non aver implementato la legge del 2012.  Hrw ha documentato numerosi casi in cui alle vittime è stata negata assistenza gratuita. In alcuni casi sembra che le stesse strutture ospedaliere fossero del tutto all’oscuro delle nuove direttive. 

IL RAPPORTO
“L’incapacità del governo di far rispettare la legge al di fuori di Phnom Penh – afferma Brad Adams, direttore per l’Asia di Human Rights Watch – di perseguire i responsabili o garantire un trattamento adeguato e un risarcimento per le vittime, ha fatto in modo che le promesse non fossero mantenute – con conseguenze che durano una vita”.

Nessuna colpa. Nonostante la legge obblighi gli ospedali statali a fornire cure mediche gratuite per i sopravvissuti agli attacchi acidi, nessuna delle vittime intervistate dalla ong ne ha beneficiato. Al contrario, hanno raccontato che i trattamenti gli sono stati negati fintanto che non hanno potuto dimostrare di esser in grado di pagare. Persino il personale del più grande ospedale pubblico della Cambogia, non era a conoscenza del fatto che la legge richiedesse un trattamento gratuito.

Il dolore. Inoltre, i sopravvissuti devono anche affrontare le dure leggi cambogiane sulla vendita di analgesici e oppiacei come la morfina.  Di conseguenza, l’accesso al sollievo dal dolore per i poveri delle aree rurali è proibitivo dal punto di vista dei costi. 

Impuniti. Poco si sta facendo per punire i colpevoli. Anche in questo caso la legge rimane lettera morta e alcune delle vittime hanno testimoniato di aver subito pressioni da parte di alcuni funzionari governativi per accettare accordi extragiudiziari. Pochi i processi, pochissime le condanne e quasi nulli i casi in cui queste sono state scontate. 


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Mario Calabresi
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