Emerge anche la triste storia di un avvocato civilista che accetta di riciclare i soldi del clan Contini e alla fine si toglie la vita dalle indagini sull’Alleanza di Secondigliano a cui ieri magistratura e forze dell’ordine hanno assestato un duro colpo. La vicenda si conclude con il suicidio del civilista, avvenuto nel 2014, dopo reiterate minacce da parte della camorra.

Il professionista si era reso disponibile a riciclare una ingente somma nella disponibilità di Ciro Di Carluccio (destinatario di una misura cautelare) nel settore immobiliare. Dopo avere preso i soldi, il professionista, invece di usarli per gli investimenti promessi, li spende tutti per altro, scatenando l’ira di Di Carluccio che, attraverso uno dei suoi uomini, inizia a fare pressioni fino a minacciare di morte sia l’avvocato che il figlio, ora 17enne.

In una serie di drammatiche telefonate, tra l’avvocato e una delle persone delegate a recuperare le somme, risalenti all’ottobre del 2013, emergono le pressioni e anche il cinismo del clan: “Ho lo sfratto da sette mesi per morosità…non ho comprato le scarpe da calcio ai miei figli…perché non avevo i soldi…mi sono venduto la catenina e il braccialetto per pagare l’Enel…se uno mi vuole uccidere, mi uccide…però non minacciare i miei figli perché sto impazzendo…”. Il clan, sempre attraverso i suoi uomini, anche dal carcere continua a minacciare i figli dell’avvocato che, alla fine, preso dalla disperazione, nei primi mesi del 2014, si suicida.

 


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