ROMA – C’è un governo che vuole nominare figure amiche nei luoghi della ricerca (Istat), allontana fisici riconosciuti perché li considera vicini al precedente centrosinistra (Roberto Battiston, Agenzia spaziale italiana), non riesce a insediare sostituti (l’ex generale Pasquale Preziosa si è ritirato ventiquattr’ore dopo la sua nomina), un governo che prova a controllare i bandi per le future nomine dell’Asi attraverso il ceto burocratico del ministero dell’Istruzione (provocando le dimissioni del comitato insediato per scegliere, appunto, il nuovo presidente). In questi giorni le reazioni del mondo della scienza al governo in carica sono state dure. Il viceministro dell’Istruzione e dell’Università, Lorenzo Fioramonti, espressione dei Cinque Stelle, è stato l’unico a prendere le distanze dalle scelte dell’esecutivo e del suo ministro, Marco Bussetti. Fioramonti dice ora a “Repubblica”: “Mi dispiace per le dimissioni del Comitato dell’Agenzia spaziale, non è mai positivo quando gli scienziati sentono un’interferenza della politica”.
 
Viceministro, come può un capo di gabinetto imporre a scienziati di livello internazionale le modalità del reclutamento del presidente dell’Agenzia spaziale italiana?
“Quegli scienziati non hanno parlato con me, avrei dato un messaggio diverso. Noi dobbiamo essere trasparenti e restituire il primato a scienza e merito. Non posso agire in maniera indipendente, purtroppo. L’ultima parola è sempre del ministro”.
 
Lei non ha le deleghe per la ricerca, si sa. E sulla ricerca non prende palla.
“Osservo in maniera esterna e spero che presto si risolva questo vuoto. Come si dice, solo il tempo ce lo dirà”.
 
Il ministro Bussetti ha assicurato ai suoi uomini che la delega per la ricerca non gliela darà mai.
“Non posso che accettare la decisione”.
 

rep

Ha mai parlato con il vicepremier Di Maio del problema?
“Ho parlato con Di Maio del disperato bisogno che questo Paese ha di ricerca e università”.
 
Dopo cinque mesi il ministro Bussetti ancora non ha incontrato i presidenti degli enti di ricerca.
“Io, invece, li conosco tutti, uno a uno. Gli scienziati stanno con me”.
 
Ma lei non ha le chiavi del settore. Forse stanno con lei, ma poi è il ministro, sentita la sua burocrazia e i vertici della Lega, a cacciarli.
“Ne prendo atto”.
 
Il mondo della scienza è sempre più critico con questo governo: ascoltavo le promesse pre-elettorali, nutriva speranze, ma rapidamente si sta allontanando. Alcuni esponenti di primo piano dicono apertamente: “Ministero ed esecutivo per la ricerca hanno fatto solo allontanamenti e nomine”.
“Questo governo è fatto di molte cose e molte persone, il Miur stesso è un sistema complesso. Gli scienziati non si stanno allontanando da me, questo è certo. Se li interroga, ascolterà attestati di stima sulla mia persona e il mio operato”.
 
Adesso, dopo che avete cacciato il fisico Battiston, preso un “no” dal generale Preziosa e fatto dimettere il Comitato dei saggi che ne sarà dell’Agenzia spaziale italiana?
“Servirà un anno per dare un governo all’Agenzia spaziale. E’ un problema, con tutte le scadenze internazionali in corso, ma io sosterrò in tutti i modi il nuovo commissario Piero Benvenuti”.
 
La ministra della Salute ha azzerato i vertici del Consiglio superiore di Sanità.
“E’ legittimo che chi governa nomini questi corpi, ma non vorrei che passasse il messaggio che l’esecutivo è ostile ai vari settori scientifici di riferimento. Non è così”.
 
Cosa può fare un viceministro della ricerca, definizione del ministro, senza delega sulla ricerca?
“Molto. In Legge di bilancio sono riuscito a sostenere il Cnr, abbiamo trovato 90 milioni e un terzo sono vincolati all’assunzione dei precari. Avrei voluto di più per gli altri enti, ma le restrizioni del negoziato con l’Unione europea si sono sentite anche da noi. Sull’università assumeremo duemila ricercatori di Tipo B, la precedente maggioranza era arrivata a milletrecento. In Senato porteremo ulteriori modifiche e i 40 milioni previsti per il Fondo ordinario saranno vincolati all’arruolamento dei ricercatori B e all’avanzamento di carriera di quelli già assunti a tempo indeterminato”.
 
Sui concorsi universitari ad personam a che punto siete?
“Abbiamo ricevuto 150 segnalazioni, questo è il dato. E abbiamo creato un protocollo con le direzioni delle università: sui casi più eclatanti, quelli su cui si è pronunciata la magistratura, chiederemo spiegazioni ai rettori”.
 
I concorsi profilati su un vincitore prescelto sono figli di una cultura e, insieme, di un sistema di arruolamento che non regge più.
“Stiamo lavorando per semplificare il processo nelle università. Da gennaio stringeremo con Anvur, rettori, Consiglio universitario nazionale e studenti. Entro fine anno avremo un nuovo reclutamento e un nuovo pre-ruolo. Dobbiamo riformare tutta la fase che va dal dottorato in avanti, gli assegni di ricerca, le borse post-laurea, le chiamate. E, naturalmente, i concorsi. Dobbiamo risolvere il problema alla radice: le opzioni sono aperte”.

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Mario Calabresi
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