Il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega non aveva con sè la pistola nella notte in cui è stato ucciso. È il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, a rendere noto un particolare importante sull’uccisione del carabiniere accoltellato in via Pietro Cossa, nel quartiere Prati a Roma.

Il generale, insieme al procuratore facente funzioni di Roma, Michele Prestipino, e al procuratore aggiunto, Nunzia D’Elia, ha condotto una lunga conferenza stampa a quattro giorni dalla morte del vicebrigadiere e dall’arresto dei due cittadini americani Christian Gabriel Natale Hjort e Finnegan Lee Elder.

Gargaro ha anche espresso “il disappunto e dispiacere per le ombre e i presunti misteri sollevati e diffusi in merito a questa vicenda” ribadendo che la ricostruzione “ha dimostrato la correttezza e la regolarità dell’intervento”. Ma, ha aggiunto Prestipino, “vi sono alcuni aspetti della vicenda che devono essere ancora approfonditi. Accertamenti saranno condotti dal mio ufficio con scrupolo e tempestività”.

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Foto del ragazzo bendato, la Procura: “Indiziati interrogati nei rispetto della legge”

Carabiniere ucciso a Roma, parlano gli inquirenti: "Cerciello in servizio ma aveva dimenticato la pistola"

Riferendosi alla foto scattata venerdì 26 luglio in un ufficio del Reparto investigativo dei carabinieri di via In Selci, in cui si vede Natale Hjorth a capo chino, ammanettato dietro alla schiena, con un foulard stretto intorno agli occhi che gli impedisce la vista, Prestipino ha sottolineato che i due sono stati “interrogati nel rispetto della legge”.

Il procuratore ha anche spiegato che vi è stata “tempestiva segnalazione da parte della stessa Arma”, che i vertici “hanno definito il fatto grave e inaccettabile” e che la Procura sul punto ha avviato “indagini necessarie per accertare quanto accaduto, per darne una qualificazione giuridica, senza pregiudizio, con determinazione e rigore, già dimostrati in altre vicende”.

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Il procuratore aggiunto D’Elia ha poi spiegato che al momento di rendere l’interrogatorio davanti ai magistrati i due californiani sono apparsi “in ottime condizioni senza segni di nessun genere”.

Ai giornalisti americani presenti, che facevano domande sul trattamento riservato ai propri concittadini, come l’assistenza linguistica, e ipotizzava paralleli con il caso di Amanda Knox, gli inquirenti hanno risposto lapidariamente “la procura di Roma è abituata a trattare con indagati di ogni nazionalità”.

Omicidio Cerciello Rega, la ricostruzione di quella notte

Il generale Gargaro ha ricostruito i fatti che hanno preceduto e seguito l’uccisione del vicebrigadiere e ha definito “giusta” la decisione di mandare i due militari in borghese all’appuntamento con gli americani. “Esprimo il disappunto e dispiacere mio e di tutti i carabinieri di Roma per le ombre e i presunti misteri sollevati e diffusi in merito a questa vicenda in questi giorni, laddove una ricostruzione attenta e scrupolosa dell’intervento dei carabinieri ha dimostrato la correttezza e la regolarità dell’intervento, tra l’altro analogo e ricorrente a Roma non dico ogni giorno ma quasi, anche per i cosiddetti cavalli di ritorno. Tutti questi interventi vengono adottate con le stesse modalità nel rispetto delle regole”.

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Sull’intervento di militari liberi dal servizio, poi, il generale ha aggiunto che “non è biasimabile ma apprezzabile che dei carabinieri liberi dal servizio si preoccupino di individuare spacciatori e ladri nei loro quartieri o in quelli limitrofi, si è carabinieri anche quando si è liberi dal servizio”.

Uno dei punti chiave della ricostruzione è il perché i due militari non si siano difesi, nel caso anche sparando, molte le domande dei reporter su questo punto. E Gargaro ha spiegato lungamente. “Non c’è stata possibilità di usare le armi. Primo perché è disciplinato e comunque perché sono stati sopraffatti nell’immediatezza. Nè il carabiniere Varriale poteva sparare a un soggetto in fuga, altrimenti sarebbe stato lui indagato. I colpi in aria a scopo intimidatorio non sono previsti dal nostro ordinamento”.

Gargaro ha poi chiarito che però “Cerciello non aveva l’arma con se al momento dell’aggressione, ma solo le manette. L’aveva dimenticata. L’abbiamo trovata nel suo armadietto in caserma. Ma non cambia perché, come Varriale, non avrebbe avuto il tempo di reagire”.

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Riguardo alla presenza di altre unità in zona il comandante provinciale ha sostenuto che “c’erano quattro pattuglie che non dovevano essere visibili per non pregiudicare esito operazione”.

“Che fossero maghrebini l’ha detto Brugiatelli”

Il generale ha poi spiegato che l’indicazione sul fatto che i due responsabili fossero “due maghrebini”, come in un primo momento erano stati definiti gli autori del delitto, è stata “data da Brugiatelli” e non dal carabiniere Andrea Varriale, che “era sotto shock”.

“Brugiatelli ci ha detto di essere stato raggiunto da ‘due persone di carnagione scura, verosimilmente nordafricani’. Brugiatelli – ha aggiunto Gargaro – “ha avuto timore a svelare che conosceva gli autori dell’omicidio. Non voleva essere associato al fatto”. Poi ha cambiato la sua versione, conclude il generale.

“Natale Hjorth non credeva fosse morto, Elder ha pianto”

“Quando gli abbiamo detto che un carabiniere era rimasto ucciso, Natale Hjorth ha chiesto più volte conferma di ciò, ‘ma e’ proprio morto?, è morto davvero?'”. Le parole del procuratore aggiunto D’Elia raccontano la reazione dei due indagati. Finnegan Lee Elder invece “ha versato qualche lacrima” quando ha saputo che il vicebrigadiere era morto.


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