NEW YORK. “Oddio mi sento male. Conosco “Finn” da quando è nato. L’ho sempre considerato il ragazzo più simpatico ed educato del vicinato” dice in diretta tv alla rete Abc7 Gloria Keeley, insegnante di 72 anni, vicina di casa e amica della mamma di Finnegan Lee Elder, il diciannovenne accusato di aver pugnalato a morte il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega. “Macché bravo ragazzo” la contraddicono a distanza altri vicini, parlando anonimamente con un’altra tv, la locale Kpix. Descrivendo il giovane, che pure in passato giocava a football nella squadra di una scuola cattolica, la Sacred Heart Prep, come “un piantagrane. Sempre ubriaco. Non siamo sorpresi di quel che è successo”. Alle loro spalle si vede la casa sbarrata degli Elder nel Sunset District di San Francisco. Sul cancello qualcuno ha appeso un cartello scritto a mano: “Per favore, rispettate la nostra privacy. Non disturbate”. 

I suoi genitori sono lì, barricati dentro da giorni. Hanno affidato a Sean Elder, lo zio di Finnegan, ex giornalista di Newsweek, ogni commento. È lui a spiegare via mail a Repubblica: “I genitori non se la sentono ancora di parlare. Io sono qui per dargli una mano a gestire l’assalto della stampa”. Ed è sempre lui a girarci un testo firmato “the Elder family”: “Dopo un’unica telefonata dalla stazione di polizia ricevuta il 26 luglio” scrivono, “non abbiamo avuto altre notizie di nostro figlio. Sappiamo dell’incriminazione, siamo in contatto costante con il Dipartimento di Stato e siamo pronti a partire per Roma appena ci assicureranno che possiamo incontrarlo”. Rivolgendo alla fine un pensiero al carabiniere ucciso: “Siamo devastati. Le nostre condoglianze vanno a tutti coloro che lo amavano”.

Anche sulla personalità di Gabriel Christian Natale Hjorth, l’altro ragazzo reo confesso, diciottenne di origine italiana, amici e vicini sono divisi. Aveva interessi solidi, giocava e Lacrosse, una sorta di hockey coi racchettoni, e in passato aveva collaborato col Tam News, il giornale della Tamalpais High School. La scuola nel villaggio dei milionari di Mill Valley, dove si è diplomato un anno fa, insieme a Finnegan. Anche se, spiegano poi i compagni, non si sono legati lì, ma al Santa Barbara City College, frequentato da entrambe. Ciò nonostante, non convinceva chi lo conosceva da vicino. “È sempre stato uno strano. Ma non ho mai notato niente di brutto” ricorda l’ex compagno di liceo, Matt Kearney, parlando ad Abc. “Si cacciava in storiacce” attacca invece un altro, Tommy Flynn: “Aveva un carattere da delinquente”. I genitori di Gabe, come tutti lo chiamavano, per ora tacciono. La madre Heidi Hjorth, 57 anni, broker immobiliare al Golden Gate Sotheby’s e il padre italiano Fabrizio Natale, 54 anni, consulente finanziario, sono separati da almeno un anno. La casa di famiglia che avevano a Stinson Beach risulta infatti venduta il 31 dicembre del 2018 e da allora i loro indirizzi divergono. Fabrizio portava i ragazzi – Gabriel e il fratello più piccolo Sebastian – in Italia tutti gli anni per diverse settimane, in vista al nonno Pino, pensionato di origine pugliese. Ragazzi difficili, i due fratelli: avendo avuto entrambe, in passato, problemi legati alla droga. Lo ricorda anonimamente un’altra compagna di scuola: “Quando Gabe “è fatto” va fuori di testa. È pieno di rabbia”. Aggiungendo che fra i coetanei “tutti sanno che spaccia. Ha avuto tanti di quei guai da queste parti! Ma pensa di cavarsela sempre”. Nessuno, però, si aspettava che Finn e Gabe potessero spingersi a tanto: “Uccidere un poliziotto in un altro paese: ma come si fa?” dice Charlie Lupenow, compagno afroamericano, sintetizzando il pensiero dell’intera comunità. “Non mi sarei mai aspettato di conoscere qualcuno che potesse arrivare a fare una cosa così terribile”.


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