Ma quanto sono davvero deteriorati quei 3 miliardi di crediti deteriorati che Carige sta per vendere a Sga (Società Gestione di Attività) braccio operativo nel recupero degli npl del Ministero delle Finanze? Sta proprio in questo dubbio il motivo principale delle frizioni che hanno convinto il primo azionista della banca, il gruppo Malacalza, a non partecipare all’aumento di capitale innescando l’intervento della Bce che ha posto Carige in amministrazione straordinaria per la durata di tre mesi. “Un fatto è certo – dice un ex membro del cda decaduto – l’ex presidente Berneschi, aldilà dell’etica delle sue scelte e della facilità con cui concedeva i crediti, li ancorava sempre a beni immobiliari da ipotecare”. Il mattone: eccolo il segreto degli npl di Carige che fanno gola a molti.

Quelle sofferenze che furono segnalate dagli ispettori di Bankitalia nel 2013 e che sono state la causa del salasso dei Malacalza con i ripetuti aumenti di capitale, portano nomi illustri ancora in piena attività: Marina Aeroporto, Erzelli e Leonardo Technology, Gruppo Orsero, gruppo Cozzi Parodi. Tutti con sostanziosi patrimoni immobiliari a garanzia. E poi ancora società intestarie di ville e complessi residenziali. E anche chi non è più operativo, come il costruttore albenganese, latitante a Abu Dhabi, Andrea Nucera, lascia dei debiti avvinghiati al settore immobiliare.
La trattativa avviata con Sga non era stata annunciata nel corso dell’assemblea del 22 dicembre e questo è stato un altro motivo di aspra discussione fra alcuni consiglieri da una parte e la coppia Pietro Modiano, ad, e Fabio Innocenzi, presidente, dall’altra, nel corso dei successivi cda.

L’irritazione dei Malacalza nasce soprattutto dalla mancanza di informazioni. Se è realistico sostenere che la cessione degli npl a Sga diventi un percorso obbligato, sia perché una società pubblica (seppur atipica, basti pensare che non è sottoposta agli obblighi di trasparenza su consulenze e incarichi) può risultare più generosa rispetto ad un fondo internazionale, sia perché Marina Natale, ceo di Sga venne assunta – e fatta crescere – in Unicredit nella seconda metà degli anni ’80 proprio da Modiano, è altrettanto lecito obiettare, come hanno fatto alcuni consiglieri, che meglio sarebbe stato conservare una parte degli npl.

Questione di numeri. A inizio 2019, Carige ha in pancia 3 miliardi di crediti deteriorati (Bce chiedeva che fossero 3 miliardi e 700 entro fine anno). La Banca ha appena chiuso la ristrutturazione del debito da 450 milioni con la compagnia Messina e un’altra con il gruppo Preziosi. Come previsto dalle norme, ha accantonato liquidità per il 52% delle sofferenze, quindi un miliardo e mezzo di euro. È probabile che Sga acquisterà per un controvalore oscillante attorno al 35% dei 3 miliardi ma non è escluso che alla fine, proprio in virtù dei beni ipotecati, possa incassare anche il 70/80% del loro valore. Alcuni consiglieri della banca auspicavano che venisse ceduta solo la metà degli npl. Questa scelta, naturalmente accompagnata da una gestione positiva degli npl rimasti, avrebbe permesso a Carige di raggiungere i parametri consigliati, anche se non obbligatori, da Bce.


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