Gli odiatori si scatenano ancora contro la capitana della Sea Watch3 Carola Rackete. Tutto nasce da due articoli pubblicati da Il Giornale e Libero, in cui un passaggio dell’intervista che Carola Rackete ha rilasciato alla tv tedesca Zdf viene tradotto in maniera strumentale e falsa.

Rackete, indagata per favoreggiamento e violazione dell’articolo 1099 del Codice della navigazione dalla procura di Agrigento, ha infatti dichiarato che durante la missione conclusa con lo sbarco a Lampedusa lo scorso 26 giugno, prima della decisione di attraccare sull’isola c’erano state comunicazioni tra la ong e il Ministero degli Affari Esteri e il Ministero degli Interni tedeschi.

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Nell’intervista la capitana specifica che le autorità tedesche non hanno mai parlato direttamente con la nave e quindi con lei e che “di fatto non è stata proposta alcuna soluzione”.  La capitana descrive un meccanismo che è frequente in queste situazioni, molte manifestazioni di simpatia e le dichiarazioni di città (nello specifico Rottenburg), pronte ad accogliere i migranti. Ma, sottolinea Rackete “ciò non era consentito dal Ministro degli Interni federale”.

Le dichiarazioni della capitana della Sea Watch diventano su Libero “Fu la Germania a ordinarmi di sbarcare a Lampedusa” e su Il giornale “Il governo tedesco mi ordinò di portare i migranti in Italia”. I tentativi di confutare quanto affermato dai due articoli sui social non ha sortito, come spesso accade, grande effetto e nelle ultime ore contro Carola Rackete si è scatenata una nuova ondata di odio. La bufala è stata rilanciata, tra gli altri, dalla leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e dall’opinionista Diego Fusaro.


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Carlo Verdelli
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