Tensioni in via del Quadraro dove è in corso la demolizione delle villette abusive dei Casamonica. Secondo quanto si è appreso dalla polizia locale, circa 20 persone hanno cercato di forzare l’area di sicurezza e hanno aggredito alcuni vigili spintonandoli e buttandoli per terra.
Alcune persone sono state fermate dai vigili durante i disordini e la loro posizione e ora al vaglio. Alcune persone sgomberate stanno bloccando con le auto le strade attorno alla zona.

Le tensioni sarebbero iniziate quando alcuni degli sgomberati volevano accendere dei fuochi davanti l’ingresso dell’area di sicurezza. Quando è stato detto che non era possibile sono scattati gli insulti e poi gli spintoni agli agenti della polizia locale che presidiavano l’ingresso dell’ area. Nel gruppo di circa 20 persone c’erano anche alcune donne. Al momento tre uomini sono stati fermati e la loro posizione è al vaglio. Gli sgomberati sono stati anche invitati a rimuovere i blocchi stradali che stanno effettuando con le auto nelle strade limitrofe.

Ruspe ancora in azione nelle ville del Quadraro

Intanto sono proseguite nella notte le demolizioni delle prime ville abusive dei Casamonica di via del Quadraro, è stata abbattuta una parte dell’abitazione di Guerino Casamonica, considerato uno dei boss del clan, che era dal lato della ferrovia. Per consentire le operazioni è stata sospesa la circolazione dei treni dalle 23 alle 4 del mattino. Scoperte anche botole nascondiglio. 

Il legale dei Casamonica: “Abusi prescritti, stop alle demolizioni”

“Dopo una attenta analisi, ho formalizzato un incidente di esecuzione contro l’ingiunzione di demolizione dell’abitazione dei miei assistiti. Dalle mie verifiche emerge che il reato di abuso edilizio su cui si basa l’ingiunzione di demolizione è ormai prescritto”. Lo dichiara l’avvocato Tiziano Gizzi, legale di alcuni componenti della famiglia Casamonica sgomberati dalle villette abusive al Quadraro a Roma.

“Contemporaneamente ho notificato al Comune di Roma una istanza di accesso agli atti per verificare la regolarità delle notifiche dei provvedimenti che dispongono lo sgombero e la demolizione delle 8 villette – aggiunge l’avvocato Gizzi – in modo tale da valutare la sussistenza dei presupposti per una eventuale impugnazione dei provvedimenti dinanzi alla Autorità amministrativa. Ho perciò inoltrato anche una pec a Roma Capitale diffidando dal proseguire le demolizioni attendendo gli opportuni riscontri”.

Lunedì la Regione abbatte la grande villa a Romanina. Salvini: “Ci sarò, la pacchia è stra-finita”

“Con la ruspa tornerò lunedì mattina a Roma per un’altra villa confiscata al clan dei Casamonica. La pacchia è stra-finita!”. Così scrive su Facebook il ministro dell’Interno Matteo Salvini. Il ministro dell’Interno torna su invito della Regione Lazio che da giorni aveva annunciato per il 26 novembre l’abbattimento di una grande villa dei Casamonica in via Rocca Bernarda, a Romanina. Al posto dell’edificio sarà realizzato un parco. Una seconda struttura dei Casamonica, non distante, sequestrata e diventata da tempo bene pubblico, è in corso di ristrutturazione ed è affidata dalla Regione Lazio a un’associazione benefica. 

Intanto si apprende che nei giorni scorsi è stata data esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per maltrattamenti anche in danno delle due figlie, e violenza sessuale, emessa dal gip del tribunale ordinario di Roma, presso il carcere di Rebibbia, dove Raffaele Casamonica, 47 anni, esponente del noto clan, è già detenuto con fine pena 2031. Lo scorso aprile, su delega della Procura della Repubblica presso il tribunale di Roma, la IV sezione della squadra mobile di Roma ha avviato una riservata attività di indagine sulla vicenda in cui è coinvolta una donna che, dopo anni convivenza e matrimonio con Raffaele Casamonica,  ha trovato il coraggio di ribellarsi e denunciare le gravi e ripetute condotte violente nei suoi confronti.

La fuga per trovare rifugio in una struttura protetta

La vittima ha ripercorso i drammatici anni vissuti con l’uomo, dal loro primo incontro, quando era ancora molto giovane, al matrimonio nel 2013 a Roma, alla sua fuga disperata per trovare rifugio in una struttura protetta con le due figlie. La donna, che aveva conosciuto Raffaele Casamonica in un paese dell’Europa centrale nel 2004, ove questi viveva in latitanza e sotto false generalità, si era trasferita a Roma, e soltanto in seguito aveva compreso a quale famiglia appartenesse il marito.

Una spirale di violenza

La donna ha riferito della difficoltà ad uscire dalla spirale di violenza in cui si è venuta a trovare e delle condizioni nelle quali era stata costretta a vivere, subendo prevaricazioni, umiliazioni, percosse, e ogni forma di controllo, in stato di totale isolamento, costretta anche a rapporti sessuali imposti, e trattata con disprezzo. Ha riferito di avere subito ripetuti maltrattamenti fisici e psicologici che hanno determinato in lei una condizione di totale asservimento al marito e ai suoi familiari, che le hanno imposto di tenere una condotta coerente alle usanze della famiglia di etnia rom, condividendone il modo di vivere, anche per quanto riguarda l’educazione delle bambine, l’abbigliamento da indossare e persino  l’acconciatura dei capelli.

Ha anche riferito delle gravi minacce di morte ricevute, dopo la carcerazione del marito, poiché aveva deciso di non sottostare più alla condizione di maltrattamento e sottomissione alle ‘regolè imposte dalla famiglia Casamonica, decidendo anche di tagliare i capelli ed indossare i pantaloni al posto della gonna obbligatoria.
 

Arrestata ai Castelli una donna del clan: estorceva denaro ai commercianti

I Carabinieri della Compagnia di Castel Gandolfo, su disposizione della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Roma, hanno arrestato, presso la sua villa in zona Anagnina, G.D.S., di 63 anni, appartenente alla nota famiglia dei Casamonica.

La donna, moglie di Ferruccio Casamonica e cognata di Vittorio, deceduto nell’agosto del 2015, e di cui furono celebrati i funerali con la musica del Padrino con la carrozza a sei tiri, è stata colpita da un ordine di esecuzione per la carcerazione per cui deve scontare la pena di 3 anni e 2 mesi per il reato di estorsione continuata commessa ai danni di vari commercianti tra Roma e i Castelli Romani dal 1999 al 2003.

Nel 2015 il figlio, Guido Casamonica, fu arrestato con le accuse di usura ed estorsione ai danni del commerciante di marmi iraniano Mehdi Denhavi. La 63enne si trova ora nel carcere di Rebibbia.


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