“Mi piace Roma, però qui c’è un problema da risolvere. Non è possibile che si rischi la vita per niente, anche andando a mangiare un semplice panino. Questo è un problema distante anni luce da Treviso, lì non sarebbe successo”.

Franco Bortuzzo è il padre del giovane Manuel, il nuotatore ventenne di Treviso centrato alla schiena da un colpo di pistola sparato la notte tra sabato e domenica scorsi all’Axa, nel quadrante sud di Roma. Manuel è una promessa del nuoto italiano, dal Veneto si è trasferito nella Capitale per allenarsi nel centro federale di Ostia. Il papà è giunto a Roma poche ore dopo la disgrazia e si sfoga a “Chi l’ha visto”: “Chi sa parli, per i sacrifici che ho fatto in tutta la mia vita, questo l’appello che faccio: se qualcuno ha coraggio o voglia di dare un segnale, un avviso, per aiutare le autorità giudiziarie a risolvere questo problema, io sarei grato anche perché  è impossibile che oggi ancora nelle strade succedono queste cose”.
 

E ancora: “Ho quattro figli, tutti e quattro nuotatori. Sono riuscito a portare mio figlio Manuel al Centro Olimpico di Roma. Ho sempre cercato di toglierli dalla strada e oggi sono vittima di una cosa che è successa su una strada: una cosa che ha dell’incredibile nel 2019”. Gli inquirenti propendono per uno scambio di persona. E forse, secondo il padre, la causa potrebbe essere stata un cappellino che Manuel indossava spesso, anche la notte degli spari, ed è molto usato dai giovani. “Gli amici di Manuel mi hanno detto che lui tornava da una festa di 18 anni e i ragazzi erano divisi in due gruppi – ha aggiunto Bortuzzo – . Quando gli hanno sparato, stavano per rimettersi in macchina e tornare a casa”.

L’uomo resta, insieme agli altri familiari, vicino a Manuel, ricoverato in rianimazione al San Camillo in condizioni, dicono i medici, “gravi ma stabili”. A metà pomeriggio l’uomo parla dello stato di salute del figlio: “Manuel si è svegliato ed ha riconosciuto la madre. Ha fatto qualche piccolo movimento con gli occhi e le dita. Chiaramente sulla prognosi i medici si pronunceranno nelle prossime ore. In questo momento per noi sono ore di apprensione sui tempi e la sua possibilità di riuscire a muoversi. Nelle prossime ore una tac potrebbe fare ulteriore luce sullo stato del midollo”.

E intanto chi ha premuto il grilletto potrebbe avere le ore contate. Sarebbero stati identificati uno o più giovani della zona. Uno di loro, già ascoltato, avrebbe però negato tutto: sia un coinvolgimento nella rissa, nonostante i segni sul volto di una scazzottata, sia soprattutto nel ferimento del giovane nuotatore. Che lotta in una corsia d’ospedale, con la famiglia stretta al suo fianco.
 


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