Libertà di scelta e fine vita. Dieci mesi dopo l’approvazione del testamento biologico, mentre il disegno di legge sull’eutanasia giace da 5 anni indiscusso in Parlamento, si torna a parlare di libertà di decidere sulla propria vita e morte. Di autodeterminazione e confini, quali siano gli ambiti, i poteri, le prerogative dello Stato sulle nostre esistenze. Oggi nell’aula del tribunale di Massa è stata rinviata la prima udienza del processo che vede accusati di istigazione e aiuto al suicidio Marco Cappato e Mina Welby dell’associazione Coscioni per aver aiutato un malato terminale ad andare in Svizzera a morire. Processo rinviato in attesa del pronunciamento della Consulta.

Domani alla Consulta potrebbe infatti profondamente cambiare la situazione, visto che la Corte costituzionale è chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità proprio del reato di aiuto al suicidio. A chiedere chiarimento alla Consulta sono stati i giudici di Milano che hanno sotto processo Marco Cappato, che aveva accompagnato in Svizzera a morire come chiedeva da mesi Dj Fabo, il giovane milanese rimasto tetraplegico, cieco, dipendente dalle macchine per respiro e nutrizione, dopo un incidente automobilistico.

Nei mesi scorsi Cappato è stato assolto dall’imputazione di istigazione al suicidio. Restava in piedi l’accusa di aiuto al suicidio che prevede fino a 12 anni di carcere. Ma a questo punto i magistrati lombardi hanno chiesto una sospensione in attesa di un giudizio di costituzionalità della norma, inserita nel codice penale in epoca fascista, dubitando della sua legittimità.

Nell’ordinanza i giudici di Milano hanno  passato in rassegna le sentenze sui casi Welby ed Englaro, le pronunce della Corte europea dei diritti dell’Uomo sul fine vita, la legge sul biotestamento, che hanno via via ritoccato il perimetro dei diritti in quest’ambito. Ora si chiede di abbattere un muro eretto intorno al “diritto a porre fine alla propria esistenza” quale “libertà della persona”, come si legge nell’ordinanza di Milano.

Dopo la morte di Davide Trentini, il giovane malato di sclerosi multipla che avevano aiutato ad andare in Svizzera, Cappato e Welby si erano ancora una volta autodenunciati alle autorità. “Si chiama disobbedienza civile ed ha l’obiettivo di modificare i divieti in Italia affinché venga finalmente approvata una normativa sul fine vita a partire dalla modifica dell’art. 580 del nostro codice penale che parla di istigazione al suicidio e aiuto al suicidio”.


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Mario Calabresi
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