Migranti riportati indietro dalla Polizia, una sorta di respingimento a catena. Non sarebbe accaduto soltanto a Claviere, al confine tra Italia e Francia, ma, come racconta La Stampa, anche al confine con la Slovenia. Qui però è la Polizia italiana a bloccare i migranti che provano a varcare il valico di Fernetti per entrare nel nostro Paese e chiedere asilo. E non ci sono sconfinamenti. I migranti vengono riportati in Slovenia e consegnati agli agenti locali: per loro, un’odissea al contrario, attraverso la Croazia fino alla Bosnia, alle porte dell’Unione europea. Una ricostruzione però smentita dalla Questura di Trieste, che afferma: “Nessun comportamento illegittimo da parte della Polizia”.

Secondo La Stampa, che riporta le voci di due giovani migranti pakistani, sarebbe invece la prassi. Hassan T., 21 anni, che è riuscito ad arrivare a Trieste dal Punjab e ora è in attesa di ottenere l’asilo, racconta del suo primo tentativo di raggiungere l’Italia: una volta arrivato sul suolo italiano, gli agenti lo avrebbero caricato su un furgone, assieme agli altri migranti intercettati, per riportarlo in Slovenia. Lì, il passaggio di mano con i colleghi sloveni, appunto, che a loro volta scaricano i migranti al confine croato, dove altri poliziotti ancora li caricano su un ennesimo furgone fino al confine bosniaco. Poi, racconta sempre Hassan, le botte con i manganelli e i cellulari perquisiti e spaccati. Anche se nessuno comprende la lingua, il messaggio è chiaro: l’unica via percorribile è quella, in mezzo ai boschi, che respinge i migranti fuori dall’Europa.

Un trattamento che Gianfranco Schiavone, presidente di Ics, la più importante istituzione dell’accoglienza a Trieste assieme alla Caritas, definisce “una specie di manovra di alleggerimento”. “Abbiamo diverse testimonianze – dice – che confermano questa nuova prassi. I migranti vengono abbandonati nei boschi come dei banditi. La cosa più sconcertante è che tutte le polizie coinvolte sanno benissimo di muoversi al di fuori della legge”.

Sono 1.180 i migranti accolti regolarmente a Trieste, sui 5mila totali ospitati dal Friuli Venezia Giulia, mentre il numero dei respinti rimane un’incognita. Ogni settimana, poi, dalle 20 alle 50 persone entrate in Friuli Venezia Giulia vengono trasferite in altre regioni italiane.

La Questura di Trieste smentisce però, come si diceva, le notizie su presunte condotte illegittime operate da personale della Polizia di Stato in ambito di rimpatri di cittadini stranieri al confine con la Slovenia.
Il trasferimento dei migranti rintracciati irregolarmente sul territorio italiano presso i valichi di frontiera, precisa la Questura, “è effettuato nel rispetto della procedura di riammissione prevista nell’accordo bilaterale firmato dalle autorità italiane e slovene”.
I migranti che vengono riammessi – aggiunge la Questura – “sono quelli che hanno espresso al personale della Polizia di Stato la volontà di non richiedere asilo politico. L’intera procedura viene documentata con provvedimento formale anche alla presenza di interpreti esterni all’organizzazione della Polizia di Stato e impiegati come mediatori culturali”.
E ancora, si legge nella nota: “I minori stranieri e coloro che sono affetti da patologie che richiedono cure mediche non vengono riammessi ma affidati ad apposite strutture di accoglienza italiane. Le modalità di riammissione, secondo gli accordi siglati con le autorità di polizia slovene – con le quali esiste un ottimo rapporto di collaborazione – prevedono che gli stranieri siano accompagnati all’orario concertato e consegnati presso la stazione di polizia Krvavi Potoc (Pesek), dove le autorità esaminano la documentazione. Infine, conclude la nota, la Polizia di Frontiera di Fernetti, non ha in dotazione furgoni privi di finestrini ma esclusivamente mezzi con i colori d’istituto della Polizia di Stato; i migranti non vengono riammessi dopo le ore sedici. Nessun straniero, pertanto, viene trattenuto nelle ore serali e notturne”.

 


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Mario Calabresi
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