Marco Cappato è il tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni. Attivista radicale, è in prima fila nelle battaglie per i diritti civili. Sul caso Noa Pothoven ha le idee chiare: “Non è possibile esprimere un giudizio su una vicenda così drammatica non conoscendone i termini. Se i medici hanno valutato che ci fossero margini di reversibilità e di miglioramento, allora la loro scelta di dire no all’eutanasia per la ragazzina, di rinviare ogni decisione a nuovi esami, è stata doverosa”.

Cosa ne pensa della legge olandese?
“In Olanda la legge c’è da 20 anni e solo recentemente è stata inserita la possibilità di scegliere di morire per un minorenne e questo avviene sempre se c’è l’accordo dei genitori. Ci sono al massimo due casi all’ anno”.

E in Italia com’è la situazione”
“In Italia non c’è una legge. La Corte costituzionale ha dato tempo al Parlamento sino a settembre di approvarla, altrimenti ci penseranno gli stessi magistrati. Al momento in Commissione Giustizia della Camera stanno valutando alcune proposte e tra queste c’è quella di iniziativa popolare presentata dall’Associazione Coscioni e firmata da 130mila italiani che prevede l’eutanasia solo per i maggiorenni”.

In attesa della legge, lei però rischia intanto 12 anni?
“I malati come dj Fabo, Fabiano Antoniani, non devono andare di nascosto in Svizzera per ottenere il suicidio assistito. Io rischio 12 anni di carcere per averlo accompagnato in Svizzera come chiedeva, dove poi è morto con il suicidio assistito”. 

Cosa ne pensa dell’eutanasia per i minorenni?
“Ogni anno si suicidano tanti adolescenti ed è sempre una tragedia. Il problema è fare il meglio perché ciò non accada”.
 


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