“Ora basta: il ritiro immediato dell’ambasciatore italiano al Cairo non è più procrastinabile”. Paola e Claudio Regeni, con il loro avvocato Alessandra Ballerini, non ci stanno più. L’Egitto di Al Sisi continua a sabotare le indagini sul sequestro, la tortura e l’omicidio di loro figlio Giulio. Infangandone la memoria. Di più: oltre a non collaborare con le indagini, gli egiziani attraverso la Nsa, il servizio segreto civile egiziano, continuano a mettere pressione e intimidire l’Ecrf, la commissione egiziana per i diritti e le libertà a cui la famiglia di Giulio si è rivolta per la propria difesa al Cairo. “Cercano di sabotare il nostro lavoro per la ricerca della verità sulla morte di Giulio” denunciano dall’Ecrf. I funzionari della Nsa che indagano su di loro sono infatti gli stessi sotto inchiesta della procura di Roma con l’accusa di aver partecipato certamente al sequestro di Giulio.

La Ecrf ha messo in fila quello che è accaduto nelle ultime settimane: Maha Ahmed, moglie di Mohamed Helw, avvocato della famiglia Regeni, è sotto accusa e rischia di finire in galera da un giorno all’altro. Ibrahim Ezz El Din è stato arrestato e di lui non si hanno più notizie da una settimana. L’avvocato Haitham Mohamedein è stato arrestato il 13 maggio. A mettergli le manette è stato proprio Sherif Magdi, uno dei funzionari dell’Nsa indagati a Roma. Tra gli episodi denunciati c’è anche un nuovo interrogatorio a cui è stata sottoposta Amal Fathy, moglie di Mohamed Lotfy, storico consulente dei Regeni, rimasta in prigione per 7 mesi e 16 giorni senza un’accusa precisa.

“Un funzionario della sicurezza nazionale – ricostruiscono – ha chiesto di fare una chiacchierata. Le hanno chiesto della sua salute, del figlio. Le hanno chiesto cosa avrebbe fatto se avesse ricevuto una grazia presidenziale, se avrebbe lasciato l’Egitto”. “Queste intimidazioni – denunciano dall’Ecrf – dimostrano ancora una volta l’attacco della Nsa per limitare il nostro impegno nella difesa di Giulio e nella ricerca della verità per scoprire i nomi dei suoi torturatori, dei suoi assassini”.

Ennesimi episodi che hanno scosso ulteriormente Paola e Claudio Regeni. Che nei giorni scorsi sono stati costretti ad ascoltare il ministro del Lavoro egiziano, Mohamed Saafan, dire nel corso della Conferenza internazionale del lavoro a Ginevra, che quello di Giulio è stato “un omicidio ordinario che sarebbe potuto accadere in qualsiasi Stato, come gli omicidi di egiziani in Italia o quelli di qualsiasi altra persona di qualsiasi altra nazionalità”. “Un atteggiamento”, dicono i genitori di Giulio con l’avvocato Ballerini, “oltraggioso e inquietante. A questo punto, l’unico passo possibile, e non più prorogabile, è il richiamo dell’ambasciatore”.

“Non rimarranno soli”, fa sapere il presidente della Camera, Roberto Fico. “La prossima settimana parleremo di Giulio con il Bundestag tedesco: Giulio non era infatti solo un ricercatore italiano. Ma europeo. È una questione che riguarda e deve riguardare tutti i paesi dell’Unione”.


L’approfondimento quotidiano lo trovi su Rep: editoriali, analisi, interviste e reportage.
La selezione dei migliori articoli di Repubblica da leggere e ascoltare.

Rep Saperne di più è una tua scelta

Sostieni il giornalismo!
Abbonati a Repubblica


SITO UFFICIALE: http://www.repubblica.it/rss/cronaca/rss2.0.xml

Caffeshop