L’Ama, società pubblica che gestisce la raccolta dei rifiuti a Roma è l’azienda di questo settore più grande d’Europa. Considerando anche la controllata Multiservizi ha più dipendenti dell’Alitalia e ha in pancia una concessione da 8 miliardi con il comune di Roma.

Da due mesi è senza consiglio di amministrazione che è stato revocato dalla sindaca Virginia Raggi perché si era rifiutato di cambiare il bilancio del 2017 secondo le direttive del Campidoglio chiudendolo in perdita anziché in leggero utile.

Ma da due mesi Roma è a che senza assessore all’ambiente: Pinuccia Montanari si è dimessa in polemica con la sindaca sostenendo le ragioni del cda. La ragione è che l’azienda sostiene di vantare nei confronti del Comune un credito per i servizi commerciali che il Comune si rifiuta di riconoscere.

Così il bilancio 2017 da oltre un anno non viene approvato con le difficoltà dell’Ama che sono sempre più vistose: anche perché nel frattempo sono andati a fuoco, per cause evidentemente dolose, due impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati. Il risultato è che la città è sommersa dai rifiuti e l’azienda dai reclami: ne arriva uno ogni minuto e mezzo, mentre la raccolta differenziata è sostanzialmente ferma. La vicenda del bilancio è piena di episodi singolari, a partire dal fatto che il collegio sindacale ha prima approvato il bilancio in utile e poi ha cambiato il proprio giudizio sposando le tesi del Comune.

E la cosa è finita anche alla Procura della Repubblica di Roma, dove ci sono due esposti. Il primo l’ha presentato una dirigente dall’Assessorato all’ambiente, sostenendo di avere ricevuto pressioni per incuria a ritirare una delibera con cui riteneva corretta la versione del bilancio proposta dal cda. Il secondo esposto porta invece la firma di tutti i tre consiglieri, cominciando dal presidente Lorenzo Bagnacani: anche loro affermano di aver ricevuto pressioni per chiudere il bilancio in perdita.

E ascoltando la registrazione scovata sull’Espresso se ne può intuire il peso. Resta da capire che senso ha tutto questo. Ma una cosa é certa:  chiudendo il 2017 in perdita, e di conseguenza anche il 2018 e magari il 2019, si porrebbero le basi per chiudere l’azienda o anche solo revocare la concessione. Con quale obiettivo? I maligni vedono profilarsi l’ombra dell’Acea…


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