Alessandro Panella è tornato in libertà. L’ex caporale era stato arrestato ad agosto scorso con l’accusa di concorso in omicidio per la morte di Emanuele Scieri, il parà ventisettenne trovato morto nella caserma ‘Gamerra’ della Folgore a Pisa nell’agosto 1999, ai piedi di una torre di prosciugamento dei paracadute.

Il gip Giulio Cesare Cipolletta ha accolto l’istanza presentata dai difensori dell’indagato, Tiziana Mannocci e Marco Meoli, e ha revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari, trasformandola nell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. In sostanza, la difesa di Panella ha evidenziato che non sussiste il pericolo di fuga né di inquinamento probatorio perché l’ex militare, con doppia cittadinanza italiana e statunitense, “ha spontaneamente consegnato tutti i suoi documenti validi per l’espatrio”, e perché, essendo passati molti anni dal fatto, non vi sarebbe la possibilità di inquinare l’attività degli inquirenti.

Inoltre, concludono Mannocci e Meoli, l’indagato era l’unico a essere finito in manette, nonostante lo stesso reato sia “stato contestato anche agli altri due indagati Luigi Zabara e Alessandro Antico, rimasti sempre in stato di libertà”. Tesi accolta interamente dal gip che ha definito “non più proporzionata” la misura degli arresti domiciliari.

“Con la morte di Emanuele Scieri io non c’entro nulla”, aveva detto davanti ai giudici Panella. Secondo l’accusa, Panella e i suoi due commilitoni costrinsero Scieri, appena arrivato a Pisa, a scalare la torre e lo colpirono con tale violenza da farlo precipitare, lasciandolo poi agonizzante senza chiedere soccorso. L’inchiesta della procura di Pisa è ripartita su sollecitazione della commissione parlamentare di indagine e ha ricostruito la tragica scomparsa di Scieri e le pesantissime omertà che hanno impedito per quasi venti anni di fare luce su di essa.

 


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