“Avevamo avvertito dei segnali negativi, ma la Cassa integrazione proprio non ce l’aspettavamo”. Definirlo un fulmine al ciel sereno sarebbe improprio, perché quando si parla dell’acciaieria ex Ilva è difficile stare tranquilli. Ma nell’incontro con Arcelor Mittal di un mese fa, il 6 maggio per l’esattezza, i sindacati erano stati rassicurati che la crisi congiunturale del settore non avrebbe avuto ripercussioni su Taranto.

Così Francesco Brigati, Rsu nel siderurgico e segretario Fiom Cgil, definisce “vergognosa” la scelta piombata d’improvviso sui 1.400 lavoratori del siderurgico della Cigo a zero ore. Questione che sarà discussa con i vertici aziendali domani 6 giugno alle 11.30, nel consiglio di fabbrica.  

“Avevamo già chiesto un incontro per chiarire alcune questioni – racconta –  legate alla riapertura dell’Aia, alla sicurezza dei luoghi e dei sistemi di lavoro, alla fornitura delle tute agli operai. Un andamento che ci preoccupava a prescindere dalla notizia arrivata nel pomeriggio del 5 giugno. Ora la situazione è ancora più grave. I lavoratori sono in agitazione, vogliono avere certezze, quelle che Arcelor Mittal ci aveva dato un mese fa. Ci avevano raccontato che con la crisi del mercato dovuto all’automotive e ai dazi statunitensi Taranto non sarebbe stata toccata”.

“Oggi – continua Briganti –  si viaggia sulle 13 mila 500 tonnellate giornaliere di produzione d’acciaio, vale a dire 5 milioni l’anno. E quelle sarebbero rimaste, secondo quanto ci avevano riferito, senza però raggiungere i 6 milioni previsti dal piano industriale. Altra cosa gravissima è che al ministero dello Sviluppo economico abbiamo più volte chiesto un incontro per fare il punto sull’accordo dello scorso anno e a oggi nessuna convocazione è arrivata. Speriamo che almeno questo evento smuova le acque”.

Alla Fiom fa eco il sindacato Uilm, col suo segretario nazionale, Rocco Palmombella. “La comunicazione arrivataci da ArcelorMittal a pochi giorni dall’incontro di lunedì prossimo è grave, inopportuna e sbagliata. Le ripercussioni ci sono anche per gli altri stabilimenti ex Ilva d’Italia dove si utilizzeranno piano di smaltimento ferie per far fronte alla riduzione dei volumi produttivi”.
 


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