PIOGGE e nevicate intense, alluvioni, ondate di calore e di freddo, siccità, trombe d’aria possono avere effetti anche sull’industria, che può subire danni ingenti a impianti e magazzini, con ricadute su produzione, merci e salute dei lavoratori. Per diventare più resilienti ai cambiamenti climatici, le aziende hanno ora a disposizione un’applicazione che consente loro gratuitamente di valutare i rischi, individuare le soluzioni più efficaci e definire un piano di adattamento. Si chiama “Climate adaptation support tool” (Cast) ed è stato sviluppato grazie alle sperimentazioni – in due aree industriali in Emilia-Romagna e nell’impianto produttivo di Carlsberg Italia in Lombardia – realizzate per il progetto, cofinanziato dall’Unione europea, “Iris (Improve resilience of industry sector)”, di cui è capofila Ervet, l’agenzia di sviluppo territoriale della Regione Emilia-Romagna.

Il rapporto “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”, elaborato nel 2018 dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) individua le imprese in Italia esposte a un rischio medio di alluvione: sono quasi 600mila, oltre il 12% del totale, e contano più di 2 milioni e 300mila addetti. Le imprese in aree a forte rischio di frane sono invece 83mila e impiegano più di 217mila persone.

Il sistema Cast, spiega una nota, è stato messo a punto utilizzando la metodologia e i dati raccolti nel corso delle tre sperimentazioni condotte per il progetto Iris. Consiste in un portale web gratuito ma con accesso previa registrazione, attraverso cui le imprese possono valutare autonomamente le loro vulnerabilità rispetto ai cambiamenti climatici e studiare un piano con le misure per l’adattamento. Un’interfaccia intuitiva guida l’utente nell’inserimento della descrizione dell’azienda e dell’area in cui è localizzata. Le informazioni vengono incrociate con un database che contiene le serie storiche degli eventi meteorologici estremi che si sono verificati in quella area, e le probabilità che si ripetano secondo i modelli previsionali dell’Ipcc (Intergovernmental panel on climate change, il principale organismo per lo studio dei cambiamenti climatici, creato nel 1988 dalle Nazioni unite).

Dopo la valutazione da parte dell’utente dei danni che gli eventi meteorologici possono causare all’impresa, viene generata un’analisi dei rischi, dettagliata per ambito aziendale e corredata da grafici e tabelle. Lo step successivo porta alla definizione delle azioni (strutturali, impiantistiche, gestionali, organizzative, inerenti la supply chain) per aumentare la resilienza nei confronti degli eventi climatici: per ogni intervento viene calcolata l’efficacia in termini di capacità di adattamento. La valutazione del rischio viene così aggiornata sulla base delle azioni previste.


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Mario Calabresi
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