CASTEL VOLTURNO – Due stabilimenti balneari, a Castel Volturno, località Ischitella, provincia di Caserta, si trovano da molti anni in stato di totale abbandono. Sono il Lido Nettuno e la Spiaggia del passerotto, nel suggestivo litorale proprio di fronte all’isola d’Ischia. Appartenevano a Guido Zagaria, “faccia pulita” del fratello Vincenzo, esponenti di spicco del clan dei casalesi, fazione Schiavone-Bidognetti, imprenditore edile che ha provato – senza riuscirci – a entrare nel business dell’Alta Velocità in Campania con i lavori del movimento terra.

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Quei due stabilimenti nel cuore del Casertano – fortino del clan camorristico dei casalesi – possono essere considerati due simboli del mal funzionamento del sistema della confisca dei beni immobili alle mafie. Nonostante infatti la sentenza con cui sono stati tolti ai casalesi sia diventata definitiva il 26 maggio 2015, si sono persi nei meandri della burocrazia. Della loro esistenza non ne sa nulla l’Agenzia nazionale beni confiscati. E non ne sa nulla neppure il comune di Castel Volturno.

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Un fallimento del sistema-confische che ha visto impegnata per vent’anni su più fronti la magistratura, prima quando la ‘sezione’ penale (pm e giudici) ha coordinato le inchieste Spartacus nella cui rete è finita la famiglia dei fratelli Zagaria (Vincenzo, Guido, Raffaele), arrivando a sentenze definitive di condanna per associazione mafiosa. Poi quando la ‘sezione’ misure di prevenzione e sorveglianza ha attivato la procedura di sequestro e confisca. 

Inspiegabilmente, di questi beni nessuno sa nulla. Andando sul posto, tuttavia, si verifica una situazione strana: pur essendo abbandonati a se stessi, una sorta di discarica a cielo aperto, e pur essendo di proprietà dello Stato, risulta impossibile avvicinarsi: un ‘sorvegliante’ caccia in malo modo chiunque osi entrare in quei luoghi diroccati e in balia del degrado. Chi sono quei guardiani? A che titolo e per conto di chi svolgono quella sorveglianza su un bene ufficialmente di proprietà dello Stato?

LA SFIDA PER I BENI CONFISCATI ALLA MAFIA – LA WEB SERIE

Il tema della confisca dei beni alla mafia è di estrema attualità. Se ne parla nel decreto Sicurezza voluto da Matteo Salvini, e la parte relativa alla vendita dei beni è fortemente contestata dal Pd. Se ne parla domani in occasione della presentazione di un nuovo sito (www.confiscatibene.it), curato da Libera – con OnData ed il contributo della Fondazione Tim – grazie al quale i cittadini potranno cercare i beni presenti nel proprio territorio, individuare che tipo di riutilizzo è stato previsto ed attivarsi per verificare se è stato effettivamente realizzato il progetto.

O se sia necessario stimolare le istituzioni locali o le associazioni attive sul territorio per farlo effettivamente realizzare. Se ne parlerà mercoledì 21 novembre a Milano in occasione della presentazione di una ricerca della ConfCommercio dedicata “ai beni confiscati al crimine organizzato, ai reati spia, al contrasto al riciclaggio”.

La risposta del sindaco di Castel Volturno: “Non ci sono stati assegnati”

Dimitri Russo, sindaco dem di Castel Volturno. “Questi due beni non ci sono stati assegnati, al comune arriveranno chissà quando. Poiché insistono sulle spiagge, in teoria dovrebbero arrivare all’Agenzia nazionale beni confiscati per poi essere assegnati al Demaio Marino che a sua volta dovrebbe assegnarli al Comune. Ma quando arriveranno a Castel Volturno saranno distrutti dal tempo. Ce ne sono tantissimi di questi esempi. Castel Volturno è ricca di beni confiscati, abbiamo pure questo triste primato”.

“In realtà – commenta, sconsolato, Dimitri Russo – sono mali confiscati, di ‘beni’ non c’è assolutamente più nulla essendo dei veri e propri ruderi, proprio perché, come detto, arrivano dopo tanto tempo. Dal sequestro alle mafie all’arrivo al comune possono passare anche vent’anni. Nella nostra area comunale abbiamo 122 lidi attivi sul litorale. e una ventina di questi sono in disuso. Non tutti, però, sono confiscati alla mafia, alcuni risultano paradossalmente di proprietà dello Stato: ad esempio del Corpo forestale, della Polizia Penitenziaria. E anche loro, gli enti statali, all’epoca hanno fatto abusi edilizi. C’è un mondo a Castel Volturno…”.

La risposta dell’Agenzia beni confiscati: “Non sono nella nostra gestione”

“Da una prima verifica realizzata attraverso la consultazione del database – è la risposta dell’Agenzia nazionale beni confiscati – è emerso che tali beni non sono nella nostra gestione. Probabilmente si tratta di una procedura non definitiva che afferisce al cosiddetto vecchio rito, con la conseguente competenza dell’Agenzia solo al momento della definitività della confisca”.

“Qualora, come sembra, l’Agenzia dovesse risultare non competente, la relativa gestione dovrebbe essere tuttora affidata all’amministratore giudiziario nominato e al giudice delegato”.

La sentenza, Guido Zagaria: così ne parlano i giudici

La sentenza di confisca del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere è corposa. In quelle 30 pagine viene ricostruito il contesto criminale in cui si è trovato ad operare Guido Zagaria. “Imprenditore” edile con attività nel movimento terra (ha tentato affari anche con il business dell’alta velocità in Campania), Zagaria è accusato di riciclare i soldi ‘di famiglia’ del fratello Vincenzo (del quale, secondo i collaboratori, è “la faccia pulita”), esponente di spicco dei casalesi, fazione Schiavone-Bidognetti”.

Nella sentenza di confisca a carico di Guido Zagaria, si fa riferimento ad alcuni “procedimenti penali pendenti” a suo carico, fra cui uno in cui “risulta imputato per vari episodi di riciclaggio di denaro proveniente dalle estorsioni e dalle truffe realizzate dagli affiliati al clan del casalesi”. Un altro in cui è “imputato per estorsione aggravata”. Un altro ancora per “intestazione fittizia di beni a lui stesso da parte del fratello Vincenzo, esponente di spicco del clan dei casalesi”, “fazione Schiavone-Bidognetti, attivo nella zona di Casapesenna”.

Guido Zagaria, si legge ancora, “coinvolto nell’operazione Spartacus”, insieme a un altro fratello “è indicato dal collaboratore Carmine Schiavone come persona che riveste un ruolo importante nel settore delle costruzioni edili e del movimento terra facente capo a Vincenzo  Zagaria”. “Il collaboratore ha precisato che Guido Zagaria aiutava il fratello Vincenzo nella gestione delle attività imprenditoriali del clan, intrattenendo rapporti con gli amministratori dei comuni di Casapesenna, Trentola, Ducenta, Aversa, e favorendo in tal modo il controllo delle attività economiche sul territorio”.

Nelle proposte di confisca avanzate dal pm e dal direttore della Dia – si legge ancora nella sentenza – Zagaria è “indiziato di appartenere al clan dei casalesi” chiamato in causa anche da collaboratori di giustizia del calibro di Carmine Schiavone, Pasquale Pirolo e Dario De Simone.

Castel Volturno, quelle due spiagge confiscate ai casalesi simbolo di un fallimento. Mentre il mondo dell'antimfia si divide

Uno stralcio della sentenza di confisca


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